La proposta del PSOE non riceve l’approvazione di CDC ed Esquerra

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Sánchez e la sua idea di riforma federale non convincono i partiti catalani

I socialisti del PSC sono stati costretti a serrare le fila intorno al loro leader nazionale dopo la diffusione del nuovo programma del PSOE per un governo progressista e riformista: il passo avanti fatto da Pedro Sánchez verso La Moncloa non ha infatti raccolto l’approvazione di CDC ed ERC, che considerano deludente se non perfino un regresso la riforma federale proposta da Sánchez.
Convergència Democràtica ed Esquerra Republicana hanno dunque rifiutato il documento del programma di governo del PSOE ed hanno ribadito che voteranno no all’investitura di Pedro Sánchez se questo significa relegare la questione catalana al mero ruolo di argomento elettorale o, peggio, strumento per raggiungere La Moncloa.

Pochi minuti dopo la diffusione della proposta del PSOE già fioccavano infatti le prime critiche: CDC ha fatto sapere, tramite la sua portavoce Marta Pascal, che non appoggerà l’investitura di Sánchez qualora non vengano posti sul tavolo della trattativa nuovi elementi; considera inoltre il fatto che la Catalogna compaia solo in un’occasione, nel documento di 53 pagine che hanno diffuso i socialisti spagnoli, una mancanza di sensibilità del PSOE al tema catalano.
Sergi Sabrià, il portavoce di ERC, ha aggiunto che il suo partito ritiene retrograda la proposta socialista e decisamente troppo blanda la riforma federale; per questo Esquerra considera una mera formalità la riunione che terrà domani, mercoledì 10, con il candidato del PSOE.
Il tempo ci dà ragione“, ha affermato Sabrià, “quando diciamo che nel PSOE non c’è la volontà reale di federalizzare lo stato“. (El tiempo nos da la razón cuando decimos que en el PSOE no hay voluntad real de federalizar el Estado)

Non ha tardato a rispondere Miquel Iceta commentando ironicamente che, se anche non si considerassero tutte le promesse fatte nel documento -come la derogazione della riforma del lavoro- di cui beneficerebbero i catalani come il resto degli spagnoli,
la critica mossa da CDC in un certo senso “è vera, si dice soltanto che riformeremo la Costituzione ed il sistema di finanziamento” (es verdad, solo se dice que reformaremos la Constitución y el sistema de financiación.)
Il leader del PSC ha inoltre difeso il cammino di progetti ampiamente condivisi e del dialogo, modalità politiche che non implicano né la resa né la rinuncia né rivelano una particolare ansia di potere.
Meno convinta di Iceta si è mostrata la ex ministra Carme Chacón, la quale ha affermato che “i risultati elettorali non permettono a nessuno di fare la voce grossa” (los resultados electorales no permiten sacar pecho a nadie) ma che ha ribadito l’importanza di scalzare Rajoy da La Moncloa: per la sua connivenza con la corruzione e perché si possano cominciare a porre i marcia tutte le iniziative che i deputati del PSC hanno sviluppato al congresso.