Le perigliose acque della politica catalana

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L’esecutivo a guida Puigdemont tenta di verificare la salute del patto di governo ma la CUP non gli assicura l’approvazione dei bilanci: “non ci tremeranno le gambe al momento di spiegare le nostre divergenze ideologiche”  avvisa Anna Gabriel

Le tensioni all’interno della maggioranza

L’esecutivo catalano muove i suoi primi passi e già sperimenta la complessità dei giochi parlamentari, le accuse delle opposizioni e le pressioni delle minoranze interne. Il fronte indipendentista formato da Junts pel Sí e la CUP viene chiamato ad un’esperienza di governo e comincia a cimentarsi nella vera prova di cui tutti attendono gli esiti : testare la concreta capacità di una maggioranza formata da un movimento anticapitalista ed una coalizione fra partiti di destra e sinistra di portare avanti la legislatura con agilità. Vari sono stati i messaggi e gli appelli dei dirigenti di Junts pel Sí alla CUP perché non lasci deragliare il processo “soberanista”, arrivando a scomodarsi persino l’ex presidente Artur Mas che ricorda le condizioni che la CUP condivise a cambio del suo “pas al costat”: “està a prova la paraula” che hanno dato all’assicurare la stabilità al governo.

Non è questo tuttavia il primo tentennamento della maggioranza; la settimana scorsa i deputati della CUP avevano annunciato la loro astensione durante la votazione sulla la modifica della proroga di bilancio del 2015, anche se il voto favorevole di cinque di questi deputati ha permesso alla misura di proseguire il suo iter, mentre analoghe ombre sorvolano la fattibilità del progetto BCN World. Il capo del governo infatti, pur consapevole di intercettare la diffidenza di ERC e la ferrea opposizione della CUP, insiste nel tentare di resuscitare la costruzione del complesso a Vila-seca i Salou ed ha cercato di rianimare l’entusiasmo generale nei confronti dell’iniziativa intrattenendo una riunione con la compagnia Hard Rock, dopo la quale ha ventilato l’eventualità di un investimento di 2.500 milioni di euro.

L’incontro di ieri con la CUP

C’è insomma un clima di tensione che avvolge le relazioni tra la CUP ed il governo ed è con pronostici di profondi attriti che nella mattinata di ieri il presidente della Generalitat Puigdemont si è riunito, per la prima volta in veste ufficiale, con le rappresentanze della CUP al Palau de la Generalitat. L’incontro di più di un’ora e mezza avrebbe dovuto rispondere al desiderio del presidente di comprovare la salute del patto di stabilità, e dunque del possibile appoggio all’approvazione del bilancio, ma non ha potuto prescindere da questioni pungenti, complice anche il malessere causato fra le file della CUP da alcune delle nomine che ha fatto il governo: il pagamento del debito, la gestione di Aigües Ter Llobregat (ATLL) ed il progetto BCN World si sono rivelati i numerosi versanti su cui la solidità dell’esecutivo sarà verificata.

La Gabriel ha infatti ribadito in diverse occasioni che così come sono formulati i conti non possono trovare il supporto del suo movimento, auspicando che non si paghi il debito della Generalità derivati dagli interessi abusivi del Fons de Liquiditat Autonòmica (FLA), considerati ingiusti e contratti illegittimamente mentre “Endevant”, collettivo del quale fa parte la stessa Anna Gabriel, ha precisato che mai appoggerà misure “antisociali, che distruggono il territorio e coprono la corruzione” (antisocials, destructores del territori i encobridores de la corrupció).

Entrambe le fazioni in gioco hanno tuttavia cercato di comunicare un’immagine serena e fluida delle loro relazioni: per quanto la deputata Anna Gabriel e Mireia Boya, presidente del gruppo parlamentare anticapitalista, abbiano abbandonato il palazzo della Generalitat senza sbilanciarsi e senza assicurare il supporto chiave del movimento nell’approvazione dei conti, la consigliera della presidenza e portavoce del governo Neus Munté ha sminuito le discrepanze emerse in una riunione altrimenti del tutto amichevole, probabilmente grazie al credito di cui ancora gode la CUP per il recente contributo all’investitura di Puigdemont.

Relativamente a BCN World il movimento assembleario ha apprezzato la proposta di celebrare una consulta cittadina nel territorio affettato dal progetto avanzata dal governo, però aspettano di ricevere ulteriori dettagli prima di sottoporlo al vaglio della base della militanza della CUP, particolarmente refrattaria al modello “basat en l’especulació i el joc” ed a progetti incompatibili con politiche territoriali di sostenibilità, che favoriscano solo gli interessi di alcune imprese o entità bancarie.

Non siamo venuti a fare il gioco dell’unionismo, però neanche a nascondere il nostro profilo” (No hem vingut a fer el joc a l’unionisme, però tampoc a amagar el nostre perfil), ha segnalato la Gabriel, avvisando che “non ci tremeranno le gambe al momento di spiegare le divergenze ideologiche” (no ens tremolaran les cames a l’hora d’explicar divergències ideològiques) con Junts pel Sí né al momento di avviare con il governo tutte quelle misure che permettano di “procedere con la tabella di marcia” (seguir endavant amb el full de ruta) verso la indipendenza. Le deputate anticapitaliste hanno anche espresso a Puigdemont preoccupazione riguardo il tema della difesa dell’Ebro, insistendo sulla necessità che l’impresa Aigües Ter Llobregat torni ad’ essere di proprietà pubblica e non considerando concepibile un modello di gestione dell’acqua che non sia pubblico.

L’approvazione del bilancio e BCN World

L’attenzione e le attese sembrano dunque in parte concentrarsi sul vicepresidente e consigliere di economia e finanza Oriol Junqueras, l’uomo dei numeri responsabile della presentazione di questo sofferto bilancio e che ha già avvertito che l’esecutivo non si troverà per le mani un assegno in bianco. Oriol Junqueras è però anche esponente di spicco di ERC, partito di sinistra confluito nella coalizione con Junts pel Sí, e se per quanto riguarda l’approvazione del bilancio si schiererà con il governo, diversa sarà la posizione rispetto al progetto di BCN World sul quale mantiene alcune riserve. Considerando infatti il progetto previsto inizialmente al Centre Recreatiu i Turístic di Vila-seca i Salou un errore ed un gran fallimento, Junqueras si compromise a sviluppare un progetto migliore, che potenziasse il turismo familiare, come Port Aventura, e non uno che privilegiasse il gioco d’azzardo.

Differente è anche la posizione assunta riguardo la consulta cittadina sul progetto: se da un lato Junqueras ritiene necessario allargare la partecipazione a tutti i catalani essendo “un progetto importante per il congiunto del modello turistico ed economico” (un projecte important per al conjunt del model turístic i econòmic), il presidente intende rivolgerla esclusivamente alle comarche coinvolte, come ha proposto martedì in un’intervista televisiva spiegando che “se alla fine […] si dovrà fare una consulta sul territorio, siamo diposti a farla” (si finalment […] s’ha de fer una consulta al territori, estem disposats a fer-la).

L’esecutivo difende la linea

Il governo, attraverso la sua portavoce Neus Munté, pur condividendo l’interpretazione conciliante di una riunione “cordiale” con alcune discrepanze di fondo, ha chiarito che nonostante il presidente si sia mostrato disposto a dirigersi alle entità finanziarie per la rinegoziazione del debito e dei suoi interessi, la Catalogna è un paese serio che onora i suoi debiti: il governo concorda dunque sul fatto che i bilanci debbano rispondere all’emergenza sociale ma il presidente ha chiarito che non è disposto a smettere di pagare ciò che deve la Generalitat, soltanto a rinegoziare l’importo.

In questo senso il governo ha confermato che è sua volontà dialogare con tutte le forze parlamentarie, ma tiene a ricordare che è particolarmente difficile l’orchestrazione di leggi finanziarie che non dipendono esclusivamente dalla Generalitat. La Munté ha inoltre difeso il progetto di BCN World che si ritiene capace di generare un grande volume di occupazione, in un territorio (Tarragona) castigato dalla disoccupazione, ed ha assicurato che la sua attività si centra sul turismo di affari e che il gioco costituisce solo un 6% della portata del progetto.