L’ultimo affanno del franchismo: l’unità della Spagna

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La sfida indipendentista catalana torna a porre al centro dello scacchiere politico spagnolo la principale inquietudine di un Francisco Franco ormai morente, l’unità della Spagna, e pone in evidenza come la retorica del dittatore permei tuttora l’impianto comunicativo di parte della politica spagnola.

I maldestri approcci che i principali schieramenti politici spagnoli hanno tentato nei confronti di questo tema dimostrano il peso e l’eredità storica che ha avuto e continua ad avere uno dei compromessi cardine fra l’ex monarca Juan Carlos ed il dittatore Franco; profili di costituzionalità, larga base di consenso popolare ed una dimostrabile maggioranza parlamentare sono infatti solo i requisiti formali che le istituzioni spagnole esigono dal “poble català”, ciò che non viene dichiarato sono i malcelati sentimenti nazionalisti, la retorica spagnolista dell’unità che non può che affondare le sue radici nel franchismo e che vede nel separatismo un forma di radicalismo egoista, una potenziale minaccia.

Fra le diverse manifestazioni che sono state organizzate a Barcellona lo scorso 12 ottobre (il “Dia de la Hispanidad”, la giornata in cui l’orgoglio spagnolo celebra se stesso e si giustifica), chiamano l’attenzione i manifesti dell’ultradestra per lo slogan “Nueva reconquista para defender nuestro futuro” (Nuova riconquista per difendere il nostro futuro), dove l’aggressività di un concetto come la “conquista” tradisce la fragilità di un nazionalismo che in parte ritiene già che una porzione della Spagna sia sfuggita al controllo di Madrid e che ritiene quindi necessaria una “riconquista”.

Non si può affermare che solo le frange della destra estrema e franchiste dell’opinione pubblica spagnola vedano negativamente una eventuale secessione della Catalogna, non si può accusare di fascismo un qualunque attore sociale che si schieri contro la costituzione di una repubblica catalana indipendente; occorre tuttavia considerare con attenzione la pressione che una retorica franchista, ripresa e rilanciata dalla monarchia, continua ad esercitare sull’opinione pubblica e sull’elettorato di Spagna. Non si possono non riconoscere i solchi che l’ultimo secolo di storia ha tracciato sul terreno della dialettica dove oggi le aspirazioni indipendentiste della Catalogna e la politica spagnola si confrontano.

Il terrore dello “spezzettamento” della Spagna

In realtà questo tipo di narrazione non è nuova e precede storicamente il franchismo; il panico dello “spazzettamento” in Spagna ha già più di un secolo di esistenza e rimanda soprattutto alla crisi che ebbe luogo nel 1898, quando la perdita delle colonie instillò in vari settori politici e militari dello stato spagnolo il timore che il regionalismo facesse della Catalogna una seconda Cuba. Contrapponendosi a queste tensioni nazionalistiche sorgevano affermandosi movimenti catalanisti, in opposizione ad un modello di stato spagnolo apparentemente fallito.
Vari decenni dopo, il testamento del dittatore era molto esplicito riguardo le tendenze separatiste presenti all’interno dello stato. Con facilità si possono leggere tra le righe le inquietudini di Franco che scrive:

“[…]. Por el amor que siento por nuestra patria os pido que perseveréis en la unidad y en la paz y que rodeéis al futuro Rey de España, don Juan Carlos de Borbón, del mismo afecto y lealtad que a mí me habéis brindado y le prestéis, en todo momento, el mismo apoyo de colaboración que de vosotros he tenido. […] Mantened la unidad de las tierras de España, exaltando la rica multiplicidad de sus regiones como fuente de la fortaleza de la unidad de la patria“.

(Per l’amore che provo verso la nostra patria vi chiedo di essere perseveranti nell’unità e nella pace e che circondiate il futuro re di Spagna, don Juan Carlos di Borbone, con lo stesso affetto e lealtà con cui mi omaggiaste e che gli forniate, in ogni occasione, lo stesso appoggio di collaborazione che da voi ho ricevuto. […] Mantenete la unità delle terre di Spagna, esaltando la ricca molteplicità delle sue regioni come fonte della forza della unità della patria)

L’eredità della monarchia del “18 de julio 1947” e del franchismo

Quest’ultima immagine del “caudillo” , di profondo desiderio ed attaccamento all’idea di una Spagna unita e forte, riverbera ancora oggi nelle rivendicazioni dei movimenti unitaristi, nei proclami dei partiti di governo e persino nei momenti mediatici della corona.
Quando tre anni fa, il 4 gennaio 2013, l’adesso ex re Juan Carlos rilasciò un’intervista televisiva, il “procés” catalano cominciava a consolidare la sua struttura e non è difficile riconoscere lo stampo ideologico di cui si nutrono le posizioni che assunse il monarca; un re che rifiutò nettamente le “intransigenze” che conducono a “politiche separatiste” e che si spinse fino a ricordare Franco nei suoi ultimi momenti:

“La fuerza de sus manos y la intensidad de su mirada. Era muy impresionante. La unidad de España era su obsesión. Franco era un militar para quien había cosas con las que no se podía bromear. La unidad de España era una de ellas”.

(La forza delle sue mani e l’intensità del suo sguardo. Era molto impressionante. L’unità di Spagna era la sua ossessione. Franco era un militare per il quale ci sono cose con cui non si poteva scherzare. L’unità di Spagna era una di quelle)

Sono evidenti i motivi per cui il monarca condivide il lascito franchista ed essi trascendono la lealtà al dittatore, sono meno evidenti i motivi che spingono la destra istituzionale (tanto i popolari quanto gli esponenti di Ciudadans) a rinchiudersi in una narrazione dello stato spagnolo stantia e riduttiva, lasciando che il vero dibattito si svolga su terreni extraparlamentari.
Sono evidenti anche le ragioni che impedivano al dittatore di scherzare sull’unità della Spagna; quello che veramente resta incomprensibile è perché non non si possa parlare con serietà della “questione catalana” a Madrid.