Il Catalano : lingua o dialetto?

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Una domanda che si sente spesso porre a Barcellona da parte degli stranieri è: il catalano è una lingua o un dialetto?

Erroneamente si crede che a marcare la differenza tra lingua e dialetto sia il numero più o meno alto di parlanti o la vastità del territorio in cui è presente.In realtà non esistono tratti linguistici distintivi che consentano di distinguere un dialetto da una lingua ma esistono scelte culturali/politiche/economiche che faranno si che un dialetto sia “promosso” a lingua. Quest’ultima, oltre ad avere una struttura ben solida, possiede un lessico (scientifico, burocratico, amministrativo etc…) che è stato creato nel tempo.

Il Catalano è una lingua romanza (come italiano, castigliano, francese, rumeno etc…) e al giorno d’oggi si contano ben 13 milioni di parlanti in quattro diversi stati Europei : Andorra, Spagna (Cataluña, Comunidad Valenciana, Islas Baleares, la frangia occidentale di Aragón e il Carche a Murcia), Francia (Cataluña del Nord) e Italia (la città di Alghero in Sardegna) su un territorio che si estende su 68.000 km.

Se facciamo riferimento ad un campo puramente linguistico, senza tenere conto delle scelte culturali e politiche, un modo semplice per renderci conto di cosa nella pratica distingue la lingua dal dialetto è lo studio delle variazioni linguistiche.

La variazione si manifesta nei comportamenti linguistici non solo nell’uso di forme diverse della lingua, ma anche attraverso l’accesso diversificato alle varietà di lingua e la scelta del registro linguistico da utilizzare in una certa interazione verbale. Esse sono numerose (diamesica, diacronica etc..) ma in questo caso specifico potremmo ridurle a tre:

1-Diafasica. Tiene conto dei cambiamenti del registro linguistico a seconda del contesto in cui ci si trova o in relazione alla persona con cui si sta parlando. E’ facilmente comprensibile il fatto che il linguaggio abbia vari “livelli” che il parlante cambia a seconda della situazione in cui si trova e/o della persona con cui sta parlando.

2-Diastratica. Studia i diversi modi di parlare di persone appartenenti ad una stessa comunità. Fattori come età, grado di istruzione, professione, influenzano fortemente il nostro modo di esprimerci.
Le categorie più spesso utilizzate per illustrare la variazione diastratica si riferiscono ai dati demografici (età e sesso) e alle caratteristiche sociali.

3-Diatopica. Considera la variazione della lingua nello spazio geografico. E’ chiaro che più è vasta la regione in cui si parla la lingua/dialetto e più la variante marcherà differenze che riguarderanno perlopiù la dimensione dell’oralità dato che la fonetica e l’intonazione sono i due elementi più caraterizzanti.

Una lingua, per essere considerata tale deve dunque compiere appieno con questi requisiti: deve essere parlata in tutti i contesti e in tutti i registri, deve essere usata come mezzo di comunicazione da persone di tutti gli strati sociali, dal più alto al più basso e deve parlata sulla totalità del territorio che comprende sia piccoli centri che grandi città.

Per quanto riguarda il catalano è chiarissimo che secondo questi criteri è una lingua a tutti gli effetti.
E’ una lingua perchè può essere (ed è) usata in tutti i contesti linguistici, è parlato nella totalità della regione (nelle campagne così come nei centri urbani), è parlata dai componenti di tutti gli strati sociali (dal più basso al più alto).

Anche se Barcellona è una città bilingue, La Generalitat de Catalunya è molto attiva nella promozione della lingua locale offrendo corsi di tutti i livelli a prezzi molto competitivi. Più info qui: http://www.cpnl.cat/.