Junts pel Sí e la CUP proseguono sulla strada della “ponència conjunta”

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L’articolo 126 del regolamento parlamentare e la relazione dei “juristes del Parlament”

Le tre leggi di disconnessione dallo stato spagnolo si scontrano con difficoltà tecniche, prima ancora che politiche: lo scorso 16 febbraio i “juristes del Parlament de Catalunya” avevano infatti presentato una relazione nella quale veniva sconsigliata la presentazione congiunta di queste tre normative, facendo riferimento all’articolo 126 del regolamento parlamentare che raccomanda il raggiungimento dell’unanimità o di una maggioranza dei gruppi parlamentari per presentare congiuntamente le leggi. Lo schieramento indipendentista formato da Junts pel Sí e dalla CUP ha dunque maturato, dopo alcuni giorni di dibattito interno, un documento che verrà presentato in giornata al parlamento nel quale difende la decisione di scommettere su di una tramitazione congiunta di quelli che saranno fra i pilastri principali della transizione statale catalana. Le tre leggi di disconnessione infatti riguardano aspetti centrali del funzionamento statale quali il regime giuridico, lo stato sociale e l’amministrazione tributaria; per questo i due gruppi indipendentisti sostengono che l’articolo 126 necessita di un’interpretazione ampia ed estensiva, la stessa che gli è stata concessa nelle ultime legislature in molteplici occasioni.

L’unanimità non è un “requisit formal

Nonostante Junts pel Sí e la CUP riconoscano che l’iniziativa “cerca il massimo consenso e partecipazione nell’elaborazione di un testo” (busca el màxim consens i participació en l’elaboració d’un text), si affrettano a segnalare che il regolamento parlamentare non impone la necessità di un supporto unanime dei gruppi per la creazione di una “ponència redactora“, ma che l’unico requisito formale è l’accordo di due gruppi parlamentari o di una quinta parte dei deputati. Le due formazioni vedono una contraddizione nelle accuse che vengono loro mosse perché il rispetto stretto delle normative potrebbe generare una situazione paradossale, nella quale i 72 deputati di JxSí e della CUP non sarebbero sufficienti ma che lo sarebbero gli stessi deputati distribuiti in cinque gruppi. Aggiungono inoltre che il supporto degli altri gruppi parlamentari potrebbe andare condensandosi durante il processo di dibattimento delle leggi e che “sarà nel dibattito […] quando si farà palese se si sono ottenuti gli appoggi necessari per la loro tramitazione, e non prima” (serà en el debat […] quan es posi de manifest si s’han aconseguit els suports suficients per a la seva tramitació, i no abans ).

La commissione di studi del processo costituente comincia la sua attività

La commissione di studi del “procés constituent” è convocata formalmente per il prossimo 8 di marzo e potrà così cominciare la sua attività. La vice-presidente della commissione, Gabriela Serra, ha infatti convocato i gruppi parlamentari per la preparazione del piano di lavoro e per la ratificazione del nuovo presidente: Lluís Llach, il cui nome era stato proposto da Junts Pel Sí ed accettato dalla CUP e da Catalunya Sí que es Pot, occuperà la presidenza della commissione, rilevando il ruolo lasciato vacante da Muriel Casals. I gruppi parlamentari che prenderanno parte alla commissione saranno tuttavia soltanto quattro, dopo che Ciutadans ed il PSC hanno ribadito il rifiuto a parteciparvi.