Ada Colau in difficoltà per l’approvazione del bilancio di Barcellona

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Si riaprono le trattative sulle modifiche ai bilanci

Dopo aver esplorato tutte le vie apparentemente possibili, ed aver constatato l’impossibilità di catalizzare una maggioranza che approvasse modifiche al bilancio per un ammontare di 275 milioni, l’esecutivo municipale a guida Ada Colau ha deciso di sospendere la riunione straordinaria prevista per la giornata di ieri. L’annuncio arrivato venerdì del voto negativo della CUP aveva infatti conferito un peso tale al fronte dell’opposizione da non lasciar spazio ad alcun dubbio su quale sarebbe stato il risultato della votazione; i rappresentati municipali della forza anticapitalista hanno interpretato come delle vaghe promesse, senza alcuna compromissione, le risposte che il governo ha dato alle sue dieci proposte e per questo motivo hanno deciso di sottrarre il loro voto a questa manovra.

Tuttavia adesso la sospensione della riunione plenaria lascia aperte differenti possibilità: la Colau potrebbe cercare un nuovo schema che le permetta far passare le modifiche in un’altra riunione straordinaria o persino in quella che, come ogni ultimo venerdì del mese, è prevista per il 29 aprile. Per il momento né la CUPBarcelona en Comú si sono imposte la pressione di una data limite e, per quanto Barcellona continui a funzionare con un bilancio prorogato, si sono semplicemente dichiarate disponibili ad aprire nuovamente le trattative. La possibilità di stringere un accordo entro venerdì non si sposa tuttavia con i ritmi di un movimento assembleario che sottopone le principali decisioni al vaglio, appunto, dell’assemblea e sfuma rapidamente la prospettiva di una agile approvazione dei bilanci per l’esecutivo Colau.

Le frizioni fra la CUP e Barcelona en Comú

Non sono inoltre state eccellenti le relazioni tra i consiglieri della CUP e la squadra della Colau nelle ultime settimane: basti pensare all’ultimo sciopero di TMB (oggi e domani, 26 e 27 aprile, una nuova ‘vaga’ sta coinvolgendo i lavoratori del trasporto locale), quando la sindaca tentò in ogni modo di scongiurare le agitazioni sindacali concomitanti al Mobile World Congress, mentre il consigliere della CUP Josep Garganté prendeva parte attiva allo sciopero. Il lettore avvezzo alle dinamiche più prosaiche della politica potrà ben immaginare il tono e la natura dei commenti che provennero dalle due parti.

Venne poi la pubblicazione del libro “Ada, la rebel·lió democràtica” che rese pubblica l’opinione molto critica della sindaca sui consiglieri della CUP, accusati di cercare a volte più l’effetto provocatorio che non di avanzare serie proposte; la rottura sembrò tuttavia particolarmente imminente con lo scoppio del caso Garganté, che alcune settimane fa venne filmato mentre chiedeva ad un medico di modificare un referto e ricevette una denuncia per coercizione. La Colau si mostrò severa nei confronti dell’atteggiamento del consigliere, per quanto l’ ‘ajuntament‘ non abbia presentato nessuna forma di accusa formale contro Garganté; la turbinosa e fitta girandola di argomenti e accuse che in questo periodo i partiti si scagliano vicendevolmente fecero perdere centralità al caso e la crisi venne apparentemente superata.

Purtroppo risulta particolarmente calzante in questo caso dire che “l’amore è eterno finché dura“, visto che nel fine settimana appena trascorso è tornata a salire la tensione fra vari esponenti dei due movimenti, in seguito alla posizione assunta dalla CUP venerdì ed a dichiarazioni effettuate a mezzo twitter come quelle di Adrià Alemany, che in vari tweet affermava che “non si può continuare ad essere condiscendenti con la CUP. Affondare i bilanci più sociali della storia con CiU, PP e C’s non ha perdono”

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Tre ‘destre’ differenti

La più contundente, aggressiva e “fuori tema” delle opposizioni ad Ada Colau proviene dalla destra popolare, che sfrutta il clima politico per lanciare un attacco che punta più alla CUP che non contro Barcelona en Comú: Alberto Fernández Díaz, consigliere municipale in quota PP, ha già annunciato l’invio di una lettera ai leader dei differenti gruppi di cui si compone l’opposizione, eccezion fatta per la CUP, per “porre un freno al pasticcio che rappresenta la Colau” e perché “Barcellona non può essere un ostaggio della CUP“.

Se da un lato dunque il PP cerca di disarcionare la Colau tessendo un’alternativa politica, differente è l’atteggiamento assunto dal rappresentante del gruppo maggioritario all’opposizione, Xavier Trias, che rinfaccia alla ‘batllessa‘ di Barcellona di non aver neanche preso in considerazione un accostamento con CiU e di dare per scontato il sostegno della CUP, una leggerezza che sembrano commettere a turno tutti i partiti dello scenario catalano.

Nella stessa scia si colloca Ciudadans che, attraverso le parole di Carina Mejías, ha invitato il governo a scegliere fra “la centralità ed il dialogo di Ciudadans” o la CUP, che ha definito degli “antisistema“. Mejías si è anche mostrata delusa che il governo municipale non abbia dato riposta alcuna al loro piano alternativo per approvare una nuova modiica dei bilanci.

I contenuti delle modifiche al bilancio

Sono 69 i milioni toccati dalle modifiche che catalizzano le principali preoccupazioni del governo: la cifra avrebbe dovuto essere destinata al pagamento dei lavoratori municipali toccati dalla sentenza del Tribunal Superior de Justicia de Catalunya, denominata dell’1%, che obbliga al pagamento di ritardi salariali che si accumulano dal 2007.

In cambio del loro supporto alla modifica del bilancio, la Colau aveva inoltre già stretto accordi con il PSC ed ERC: da un lato la promessa fatta ai repubblicani di un finanziamento di 15 milioni necessario all’avvio dei lavori che dovrebbero collegare la Zona Franca alle rete della metro cittadina attraverso la costruzione di due stazioni supplementari della L10; più ampio invece il ventaglio di tematiche che abbraccia il patto stretto con i socialisti che, pur ottenendo la promessa di investimenti e di un’accelerazione dei lavori che riformeranno la Meridiana, la Ronda de Dalt ed il carrer Pere IV, insistono sulla necessità di mettere in marcia un modello sperimentale che prevede un’ora settimanale extra di insegnamento dell’inglese in alcune scuole.

Il governo cittadino aveva anche presentato una serie di sovvenzioni all’IBI (Impuesto de Bienes Inmuebles), che avrebbe dovuto permettere alle famiglie, proprietarie di appartamenti ma che attraversano una situazione economica complicata, di ricevere un aiuto che potrebbe raggiungere il del valore di questa imposta.