Fallisce l’iniziativa di Ciudadanos in risposta alla plaça de Bous

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Circa 150 persone rispondono alla chiamata di C’s

Uno degli ultimi interventi all’Ajuntament di Valenzia del portavoce di Ciutadans, Fernando Giner, dimostra la stizza del partito arancione per l’evento celebrato sabato scorso alla plaça de Bous.

Il grande successo della “Festa per la Cultura“, organizzata da Acció Cultural del País Valencià, ha infatti definitivamente risvegliato quell’anticatalanismo di cui il partito di Albert Rivera si è ampiamente nutrito e che nelle ultime settimane si è cominciato a tradurre in una recrudescenza del discorso spagnolista di cui il PP aveva già saturato il dibattito.

C’s ha infatti convocato ieri una concentrazione, di fronte al Palau de la Generalitat valenziana “per la difesa della Costituzione e lo Statuto d’Autonomia”  che è stato organizzata sotto l’etichetta #somcomunidad, in chiara contrapposizione con l’uso del toponimo “País Valencià“; hanno presenziato alla manifestazione i principali dirigenti locali del partito, come il leader di Ciudadanos in Catalogna, Inés Arrimadas, delle isole Baleari, Xavier Pericay, di Aragona, Susana Gaspar, e del Paese Valenziano, Alexis Marí, senza tuttavia che la plaça de Bous di sabato rischi di essere messa in ombra da questa concentrazione, che non è riuscita ad attrarre più di centocinquanta partecipanti, approssimativamente.

Nonostante la scarsa affluenza di militanti e il timido plauso dei popolari, Giner ha dichiarato che Valenzia necessitava di un atto come questo “per dire al nazionalismo che non può continuare per questo cammino“, che “occorre recuperare ciò che è essere valenziani” ed “offrire nuove glorie alla Spagna per una Spagna più valenziana e non una Valenzia meno spagnola“; chiude l’atto il monito di Inés Arrimadas contro le politiche “che ci fanno scegliere fra identità e bandiere“.

Vecchi argomenti, strane alleanze e nuove elezioni

Non è la prima provocazione di C’s volta a screditare le basi del nazionalismo valenziano: durante l’ultima sessione di controllo al presidente Ximo Puig di due settimane fa, il portavoce e deputato arancione alle Corts Valenziane, Alexis Marí, gli ha porto una mappa della spagna ed una penna, intimandolo a disegnare dove cominciassero e dove terminassero questi supposti “Països Catalans“.

Argomento vecchio per la politica valenziana, dove il PP ha spadroneggiato per lungo tempo, che stride però con alcune delle inedite configurazioni viste nelle Corts della comunità valenziana: saltano all’occhio infatti le incongruenze nelle posizioni odierne di Ciutadans, se solo si pensa che nel gennaio scorso furono proprio gli accoliti di Albert Rivera che sommarono i loro voti a quelli del Partit Socialista del País Valencià, di Podem e di Compromís per derogare la denominata legge di “senyes d’identitat valencianes“, destinata a controllare la promozione e diffusione della cultura valenziana, che il PP approvò in solitaria durante l’ultima legislatura.

D’altro canto, le urne tornano ad avvicinarsi ed occorre rimettersi gli elmetti elettorali; non c’è da stupirsi che C’s torni all’ovile dell’anticatalanismo e tenti di sferrare un attacco su vari fronti, dal modello di “immersió lingüística” alla celebrazione di eventi che considera contrari alla Costituzione ed allo Statuto valenziano, argomentando che “siamo in tempo perché questo non evoluzioni” e che “i nostri figli necessitano del castigliano dell’inglese per vivere“.