Lo stallo politico spagnolo e lo scenario di nuove elezioni il 26 giugno

0
59

Tutte le formazioni politiche implicate nel dibattito per la creazione di un governo in Spagna sembrano già prepararsi ad un nuovo passaggio per le urne: l’incapacità di raggiungere un accordo, diffusamente dimostrata da destra e sinistra, ha infatti aggrovigliato a tal punto il dibattito sull’investitura che una lieve brezza elettorale sembra già porre nuovamente sull’attenti tutti i partiti in gioco.

La data limite per un’investitura del 2 maggio si avvicina e lo scenario di nuove elezioni il 26 giugno non è ormai solo una remota eventualità, se si tenta di interpretare i segnali che lanciano in questi giorni le istituzioni spagnole, dalla corona al governo in funzioni. Se il monarca cerca di fomentare una nuova ronda di consultazioni fra i principali attori del dibattito, il ministro di Giustizia, Rafael Catalá, ha proposto ieri di ridurre la campagna elettorale, che per legge dura due settimane, per non esasperare i cittadini ed in questo senso ha sottoposto al Congresso la possibilità di cercare qualche strumento legale per rendere più agili le prossime negoziazioni. Tanto il PSOE quanto C’s hanno tuttavia criticato immediatamente l’improvvisa apertura del ministro a nuove elezioni, obiettando che i termini temporali della campagna sono definiti nella Costituzione e nella legge elettorale e che per cambiarli occorrerebbe una intensa attività parlamentare.

Non è dunque superfluo cercare di schematizzare, anche se parzialmente, lo stato in cui versano le negoziazioni fra i partiti spagnoli e porre chiarezza in un viscoso intreccio di arroccamenti, accuse, alleanze e spaccature.

Il PSOE e Podemos rompono le trattative

Il partito socialista e Podemos hanno cassato le ultime speranze di accordo che tenevano in sospeso le due formazioni tra le giornate di domenica e lunedì; dopo le prime impressioni positive che infatti circondavano la prima ed unica riunione a tre fra Podemos, il PSOE e C’s svoltasi giovedì scorso, la convocazione di una consultazione della base del partito da parte di Iglesias ha fatto saltare il tavolo con i socialisti che gli attribuiscono l’affondamento delle negoziazioni.

Il portavoce al senato del PSOE, Óscar López, non ha avuto problemi ad attaccare frontalmente Podemos in un’intervista per Antena 3 in cui ha dichiarato che “Pablo Iglesias è una truffa”. Il portavoce del gruppo socialista al Congresso, Antonio Hernando, ha aggiunto che il tempo delle offerte a Podemos è finito poiché, per quanto fosse possibile un’intesa su gran parte delle proposte fatte da Iglesias, il suo atteggiamento non lo rende un alleato in cui poter confidare.

Il PP pressiona pubblicamente il PSOE mentre prepara le elezioni

In questa situazione il PP comincia a prepararsi per una nuova corsa elettorale e sceglie quel tipo di messaggio ormai stantio e che si radica nella retorica della “responsabilità nazionale”: la grande coalizione è l’unico cammino percorribile, l’unica strada “seria e necessaria” per risparmiare agli spagnoli un nuovo passaggio per le urne. I popolari hanno dunque già trovato il loro mantra per le prossime settimane e, ben coscienti dell’assenza di un margine di trattativa reale con il PSOE, scommettono su di un esibizione di apertura e predisposizione al dialogo in cui non sembrano essere stati capaci di cimentarsi negli ultimi anni.

Dopo che nell’ultimo fine settimana questo genere di scenario fosse stato ventilato non ha tardato a comparire il rotondo e rituale rifiuto dei socialisti che, attraverso le parole del portavoce Antonio Hernando e della responsabile della federazione andalusa Susana Díaz, hanno ricordato la risoluzione del comitato federale del partito che dopo le ultime elezioni di dicembre pose il veto su qualunque supporto, attivo o passivo, a Rajoy ed al PP. Poco probabile è dunque che Rajoy si metta in contatto con Pedro Sanchez. Il suo staff afferma che adesso aspetterà i risultati della consulta convocata da Podemos, il prossimo 18 di aprile, per prendere una decisione su questa questione.

C’s: un partito di destra messo al centro

Ciudadanos mantiene aperta una porta al PP mentre vede scemare il suo peso nelle trattative. Il leader, Albert Rivera, comincia infatti a prendere le distanze dai socialisti verso una nuova convocazione alle urne ed ha sottolineato che il patto con il PSOE verrebbe a cadere in caso di nuove elezioni. A differenza del PSOE dunque, C’s non si sbilancia e mantiene un atteggiamento aperto verso i popolari.

Podemos ed Izquierda Unida esplorano la possibilità di un cammino condiviso

Nel frattempo, il dibattito interno a Podemos sulla possibilità di forgiare una coalizione con IU è più vivo che mai. La sindaco di Barcellona, Ada Colau, si è espressa fortemente a favore di un percorso condiviso dalle due formazioni verso delle nuove elezioni. Tuttavia mentre Pablo Iglesias ed il suoi fedelissimi ritengono possibile migliorare i risultati con l’aiuto di IU, Íñigo Errejón ed i dirigenti che sostengono la sua tesi allertano che la somma con questa formazione potrebbe far perdere voti di centro. Da parte sua Alberto Garzón, portavoce d’IU al Congresso, continua a sostenere che la confluenza con Podemos è il cammino che devono percorrere, tuttavia dentro IU ci sono anche quelli che non si sbilanciano troppo: l’ex leader Gaspar Llamazares ha rifiutato pubblicamente questa possibile intesa la scorsa domenica.

Le incognite di nuove elezioni:candidati e programmi

Se all’interno di Podemos e Ciudadanos le minacce alla leadership di Pablo Iglesia ed Albert Rivera siano relativamente sotto controllo, lo stesso non si può affermare per il PP ed il PSOE. Nel caso dei popolari il tracollo elettorale, i casi di corruzione ed il fatto che Mariano Rajoy declinasse l’offerta del re per tentare di essere investito hanno favorito che voci dell’ ‘aznarismo’ come Esperanza Aguirre comincino a contestare il ruolo del presidente; anche all’interno del PSOE, che ha ottenuto i suoi peggiori risultati, c’è chi crede che Pedro Sanchez non sia il miglior candidato per rimontare. Specialmente critica si mostrò giusto dopo il 20-D la presidentessa dell’Andalusia, Susana Díaz. Il calendario tuttavia sarà così ristretto che difficilmente i capolista potranno essere scelti attraverso delle primarie.

Per quanto si possa essere abbastanza certi che in caso di campagna elettorale le proposte programmatiche dei partiti non cambieranno molto, verrà inevitabilmente a sovrapporsi al dibattito un incrocio di accuse reciproche sulla responsabilità dell’attuale situazione, dell’ingovernabilità e dello stallo politico. Particolarmente delicata è la posizione in cui verrà a trovarsi il PSOE, visto che la sua campagna sarà inevitabilmente condizionata dal patto di 200 proposte che ha sigillato con C’s, che additava come un nemico di destra da abbattere prima dei risultati del 20-D.