Il Parlament riceve la proposta di una nuova costituzione catalana

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In un contesto di fragilità istituzionale come quello che attraversa lo stato spagnolo, la presidentessa del parlamento catalano, Carme Forcadell, ha ricevuto ieri una proposta di costituzione elaborata dal gruppo Constituïm per l’eventuale Repubblica Catalana, che verrà probabilmente sottoposta all’esame della commissione di studi sul processo costituente guidata da Lluís Llach.

La proposta è stata elaborata a partire da tre previ progetti di costituzione: quello del giudice Santiago Vidal; quello del gruppo Constitucio.cat, diretto da Oriol Vidal Aparicio, e la costituzione elaborata sotto la guida dell’ingegniere Joan Fonollosa. Questi tre testi furono presentati congiuntamente nel gennaio dello scorso anno all’Ateneu Barcelonès e da allora sono stati raccolti i contributi dei cittadini, approssimativamente 3400, attraverso il portale web del gruppo Constituïm,

I diciassette firmatari della proposta si sono dedicati nell’ultimo anno a fondere questo materiale, e le diverse tensioni sociali di cui è espressione, in una proposta dotata di una minima coerenza interna e che abbracciasse temi come l’aconfessionalità dello stato catalano (“Cap religió no té caràcter oficial.“) o la formazione di una banca centrale di Catalogna, regolatrice del sistema finanziario catalano; da mesi si susseguono infatti i gruppi di lavoro settimanali, in cui i membri del gruppo hanno lavorato al progetto divisi in cinque gruppi differenti: diritti, funzione legislativa ed esecutiva, funzione giudiziaria, organizzazione territoriale ed economia.

Dopo l’incontro di ieri con la presidentessa del parlamento, il portavoce del gruppo, Jordi Domingo, ha voluto dare risalto alla natura propositiva del progetto: non un lavoro concluso ma una “eina de treball” dunque, uno strumento a disposizione dei gruppi parlamentari. Ha posto l’accento sul fatto che il testo valorizza la partecipazione cittadina, l’ambiente e la protezione dei diritti dei cittadini; si tratta di una proposta aperta per generare dibattito e discussione nel ambito del dibattito nazionale che stanno preparando partiti ed entità su come dovrebbe essere una eventuale Repubblica Catalana.

In buona sostanza Constituïm difende il punto di vista secondo cui è più facile dibattere intorno ad un testo articolato che sul nulla ed è precisamente un dibattito concreto sulle leggi fondanti dello stato catalano che il gruppo sostiene di aver voluto sollevare.
Continua dunque la proliferazione di documenti, manifesti linguistici, progetti di legge e quant’altro che tentano di dare una forma a questo travagliato progetto di stato: una produzione di apparati concettuali che, se da un lato supplisce al ritardo istituzionale, tradisce l’ansia crescente di settori sociali che non lamentano le difficoltà di un percorso accidentato, quando dell’apparente mancanza di progressi tangibili in un procés che avrebbe dovuto durare solo diciotto mesi.
Analizziamo alcuni dei punti salenti del documento, disponibile qui nella versione integrale:

Le questioni linguistiche e la nazionalità

Il documento stabilisce all’articolo 3 che il catalano è l’idioma nazionale ed ufficiale, mentre riserva al castigliano uno status giuridico speciale. Di fatto dunque non verrebbe allo spagnolo riconosciuto lo stesso rango del catalano, per quanto venga specificato che questo status implica la garanzia e la protezione dei diritti linguistici di quei catalani che, non avendo avuto accesso ad una scolarizzazione in catalano, potranno interagire oralmente e per iscritto in lingua castigliana con le istituzioni pubbliche.

All’aranese viene riconosciuta l’ufficialità nella valle d’Aran ed in Catalogna e lo status della valle d’Aran sarebbe quello di una entità nazionale singolare interna alla Catalogna, con un regime giuridico speciale e cui verrebbe riconosciuto il diritto alla libera determinazione.

Non viene fatta menzione alcuna alla dicitura di “Països Catalans“, chiaramente per non mettere troppa carne al fuoco in una sola volta, per quanto si sottolinei la necessità di “promoure la comunicació, l’intercanvi cultural i la cooperació amb els territoris amb vincles històrics, lingüístics i culturals“, che suona molto come un invito diretto al País Valencià.

Questa proposta di costituzione prevede inoltre un ampio ventaglio di strade che permettano l’accesso alla cittadinanza catalana: potrà essere acquisita per nascita, affiliazione, adozione, matrimonio, residenza o anche per scelta. Nessun catalano di origine potrà essere privato della sua nazionalità ed i cittadini di altri stati (come quello spagnolo o quello francese) che abbiano nessi linguistici culturali con la Catalogna potranno optare per la nazionalità catalana senza dover rinunciare alla loro nazionalità, anche nel caso in cui il principio di reciprocità non venga riconosciuto nel proprio stato. Che suona molto come un secondo invito al País Valencià.

Si precisa inoltre che “Tutti quei cittadini che al momento della dichiarazione d’indipendenza abbiano la nazionalità spagnola e la residenza in Catalogna o che accreditino la residenza legale abituale in Catalogna per più di cinque anni, sono riconosciuti come catalani di origine a tutti gli effetti, senza pregiudizio del loro diritto a rinunciarvi, se deriderano conservare la nazionalità spagnola e la legislazione spagnola rendesse incompatibile la doppia nazionalità”
(Tots aquells ciutadans que a data de la declaració d’independència tinguin la nacionalitat espanyola i el veïnatge administratiu català o els que acreditin la residència habitual legal a Catalunya per un termini superior als cinc anys, són reconeguts com a catalans d’origen a tots els efectes, sense perjudici del seu dret de renunciar-hi, si desitgen conservar la nacionalitat espanyola i la legislació espanyola fes incompatible la doble nacionalitat.)

Il presidenzialismo

La struttura della Catalogna indipendente che traccia la proposta di Constituïm è quella di una repubblica presidenzialista, nella quale il presidente della Generalitat sia allo stesso tempo il capo dello stato e dell’esecutivo: un sistema analogo a quello degli stati uniti, nel quale i cittadini scelgono direttamente il presidente, e che si allontana dal sistema parlamentare attualmente vigente in Catalogna, dove i cittadini eleggono i deputati, che a loro volta scelgono il presidente.

Il testo all’articolo 131 prevede cicli elettorali di cinque anni, invece dei quattro a cui sono abituati gli elettori catalani, e la costituzione di una circoscrizione unica per tutta la Catalogna al momento di eleggere un presidente che potrà ripetere la carica una sola volta.
Per “raons històriques” il governo manterrà il nome di Generalitat de Catalunya e verrà mantenuta l’etichetta di ‘consiglieri’ per i membri del governo, dove alcune anime del gruppo autore del progetto avrebbero preferito l’introduzione della dicitura ‘ministri’; si prevede invece la nomina di un primo consigliere, delegato alla funzione di coordinazione degli altri consiglieri, che non sarebbe tuttavia comparabile alla figura di un primo ministro per scongiurare il rischio della “bicefalia” istituzionale francese.

Il parlamento, anch’esso eletto ogni cinque anni, disporrà di un’unica camera di rappresentanza -mentre non si prevede l’esistenza di una camera territoriale come è l’attuale senato- ed i deputati potranno essere rieletti una sola volta.

Catalunya Nació de Pau

Alcuni degli articoli più controversi, che hanno sollevato rapidamente numerose critiche, sono quelli relativi al tema della difesa. Soprattutto grazie ad un acceso dibattito interno alla CUP ed ai contributi cittadini, il testo non prevede la creazione di un esercito proprio catalano, ma definisce la Catalogna come “nazione di pace“, azzardando forse una promessa particolarmente audace, seppur lodevole, per quelle che sono le circostanze internazionali.

Nonostante ciò si stabilisce la creazione di una agenzia di sicurezza nazionale incaricata di garantire la sicurezza e la difesa dei cittadini sul territorio della Catalogna, così come anche “el compliment de les obligacions internacionals assumides per la República” (cosa che apre la porta alla partecipazione ad alleanze militari come la NATO, nonostante non lo si preveda esplicitamente). Si incorporra anche una istituzione dedicata alla risoluzione di conflitti internazionali, l’ Institut Internacional de Pau i Treva de Catalunya, che disporrebbe di un corpo professionale e si incaricherebbe di studiare e sviluppare l’applicazione di metodi non violenti d’intervento e risoluzione di conflitti armati, metodi ancora non ben definiti.