Il ministro dell’interno spagnolo accusato di aver cospirato contro il 9-N

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Il quotidiano Público ha pubblicato ieri delle intercettazioni telefoniche che delineano uno scenario di abuso di poteri istituzionale volto a ostacolare il referendum del 9-N del 2014: il ministro dell’interno spagnolo e candidato del PP, Jorge Fernández Díaz, contattò infatti il direttore dell’Oficina Antifrau de Catalunya, Daniel de Alfonso, nelle settimane precedenti al 9-N in cerca di qualunque informazione utile per imbastire un’accusa di corruzione contro CDC ed ERC, ottenendo un’assertiva collaborazione del direttore dell’OAC.

Stando alle intercettazione, anche il presidente in funzioni del governo spagnolo, Mariano Rajoy, era perfettamente a conoscenza dell’operato del suo ministro dell’interno: è possibile infatti ascoltare come Fernández Díaz, nell’incontro avvenuto il 16 ottobre con il presidente dell’OAC, affermi che “el president del govern ho sap“, quando già nella riunione che ebbe luogo il 2 ottobre 2014 aveva chiuso la conversazione dicendo che “traslladaré la conversa a qui et pots imaginar.

La reazione dei partiti politici catalani è stata l’immediata richiesta delle dimissione del direttore dell’OAC e quelle del ministro; richiesta a cui si sono sommate anche formazioni non direttamente coinvolte dal caso come la CUP, En Comú Podem ed il PSC. Alle stesso tempo, la presidentessa del Parlament de Catalunya, Carme Forcadell, ha annunciato che oggi stesso la camera studierà la situazione in una riunione durante la quale alcuni partiti chiederanno la destituzione immediata dell’Oficina Antifrau de Catalunya, un organo indipendente,creato e supervisionato dal Parlament.

Dal canto suo il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, ha duramente etichettato lo scandalo come un “GAL informatiu” ed ha chiesto che i presidente del governo spagnolo in funzioni compaia in sede parlamentare per dare spiegazioni dopo la pubblicazione delle registrazioni che lo coinvolgono direttamente, ribadendo di essere “sempre favorevole a che si diano spiegazioni nella sede della democrazia, il Parlamento. Però se non si è sottomesso al controllo del Congresso dubito che abbia la decenza democratica di andare a dare spiegazioni“.

Il presidente della Generalitat ha inoltre sommato la sua richiesta che Fernández Díaz rinunci alla candidatura alle elezioni del prossimo 26 giugno a quella del vicepresidente Oriol Junqueras, che reclama un’assunzione di responsabilità politiche al livello più alto. Il leader di ERC viene infatti toccato dal caso, venendo citati nelel intercettazioni membri della sua famiglia in relazione ad opere urbanistiche, ma ha rotondamente negato che suo padre sia coinvolto in alcuna attività illecita ed ha ribadito che “non ha nessun terreno a Puigcerdà né in nessun altro luogo, nessuno troverà niente in assoluto“.

Lo stesso vice presidente della Generalitat e consigliere d’economia del governo catalano, Oriol Junqueras, ha continuato auspicando che le urne diano una lezione al PP questa domenica, poiché “siamo di fronte ad una cattiveria, una mala fede senza limiti, davanti ad una apparato di Stato che cospira per alzare false testimonianze, che mente, che non trovando strumenti per far de male, decide di inventarne“.