La storia del catalano e del suo standard

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In Catalogna, come nel resto di paesi con lingua propria, si giunge un momento in cui diventa imprescindibile fare una proposta per normalizzare la lingua, per preservarla e, infine, per proteggerla. I motivi del popolo catalano aumentano rispetto ad altri paesi ed altre lingue per la sua malaugurata partenza come lingua oppressa. Dunque, lingua minoritaria e lingua minimizzata esigevano una decisione il più infallibile possibile. Vi è da segnalare che, senza questa particolare situazione che abbiamo accennato precedentemente, basterebbe dare un’ occhiata alle altre lingue che non soffrono questi problemi, essendo come sono lingue imperialiste, e vedere che bisognerebbe chiedersi gli stessi passaggi, seppur non con un atteggiamento così protettivo. Facendo questo primo sguardo al panorama linguistico mondiale, vediamo come tutte le lingue “normalizzate” hanno avuto preferenza per la creazione di una lingua standard in maniera convenzionale e accettando tutti i pregiudizi collaterali che comporta. L’esistenza della lingua standard permette di avere un punto di riferimento per tutte le parlate della lingua nel momento di comunicarsi, aiutando a superare qualunque ostacolo dialettale. È, però, molto importante avere chiaro che questo non è a detrimento dei diversi dialetti, assolutamente. I dialetti e le varianti linguistiche di una lingua sono un grande arricchimento della lingua e l’esistenza di un standard non sostuirà mai queste varianti, poiché si tratta di una convenzione mentre le varianti linguistiche sono un fatto vivo, non convenzionale, ma che batte con forza in ognuno dei territori linguistici. Un altro problema che sorge tra i parlanti su questo fatto è quello in cui tutti vogliono che sia la loro variante ad essere la protagonista nella normalizzazione della lingua. Questa reazione dei parlanti viene data perché si crede che, siccome lo standard è la lingua ufficiale, la variante che scelga sarà la migliore, la più importante, quando, in realtà, non è affatto una questione di prestigio linguistico della variante che si sceglie ma una questione pratica, comoda, utile e convenzionale. Un altro vantaggio della lingua standard è quello di facilitare a chiunque, a qualunque parlante straniero, l’approccio allo studio di questa e sapere che uno potrà parlare, leggere, scrivere e farsi capire. È anche importante nel momento in cui bisogna organizzare dei corsi di studio e di apprendimento della lingua, dove il professore potrà così tenersi stretto a questo standard.
Spostando lo sguardo verso il quadro della lingua catalana e del suo processo di normalizzazione. Nel XV secolo, nel momento di più alta egemonia della letteratura e la lingua catalane, il centro culturale fu Valencia. In quel momento, l’idea linguistica che prevalse fu quella della uniformità della lingua. La Cancelleria Reial (la più grande istituzione a diversi livelli come anche quello linguistico) decide che la variante valenciana è la lingua letteraria e rappresentativa in tutto il territorio linguistico. Siamo al Secolo d’Oro delle Lettere catalane, il periodo della preziosa opera “Tirant lo blanc” di Joanot Martorell, degli umanisti Lluís Vives, Ausiàs March, Jordi de Sant Jordi, Bernat Metge, etc. Invece, una volta che la cultura catalana giunse questo climax, quando ancora il Rinascimento e l’Umanesimo dominavano in tutta Europa, Felipe V tentò di far sparire la lingua e la cultura catalane nel periodo che ha ricevuto il nome di Decadenza catalana e che durerà 300 anni, fino il XVIII secolo con la promulgazione del Decret de Nova Planta (Decreto di Nuova Pianta) che proibì esplicitamente il catalano in tutti gli ambiti, persino quello privato. Il popolo catalano, però, non abbandonerà mai la sua lingua e nemmeno la sua voglia di ribellione, la quale cosa porterà al movimento conosciuto come Renaixença (Rinascita) nel XIX secolo. In quel momento, il centro culturale ed economica si era spostato a Barcellona e, fino il XX secolo, i catalani non si pongono il passaggio successivo della lotta, e cioè non rimanere più nella visione localista della recuperazione della lingua in una visione folcloristica ed emozionale ma andare verso l’apertura nei riguardi dell’Europa, il desiderio di riconoscenza esterna alla lingua catalana e la consapevolezza di essere un popolo, aiutati certamente dalla comparsa del Modernismo. La lingua catalana agli inizi del XX secolo, il primo problema con cui si trovarono i catalani fu quello di non avere una lingua normalizzata. Questo fatto si traduce in una situazione in cui ogni scrittore scrive come può o come vuole e sempre seguendo la sua variante linguistica senza regole alle quali tenersi stretto. La normalizzazione linguistica di cui si aveva palesemente bisogno richiedeva la creazione di una grammatica, di norme ortografiche, un dizionario e una lingua standard. Fu Pompeu Fabra il creatore di una grammatica e un dizionario che si adattarono al catalano Centrale, cioè, al blocco orientale che si trova nella maggior parte della Catalogna, invece di quello che fu nel XV secolo in cui tutto si centrò nel blocco occidentale. Tutto dipende di quale sia il centro culturale, politico ed economico, tralasciando anche l’importanza della provenienza di quello che crea questa grammatica e questo dizionario. Pompeu Fabra disse: “Sono consapevole che il dizionario non raccoglie le varianti linguistiche a parte del catalano Centrale, ma lascio questo lavoro agli scrittori che sono quelli che possono elevare, con l’uso, qualsiasi variante alla categoria letteraria”. Fu l’IEC (Istituto di Studi Catalani), e cioè l’attuale Accademia della lingua composta da linguisti che decidono quali nuove o foranee parole si accettano e, infine, quelli che fanno parte nella convezione della Normativa della lingua, chi decise quale sarebbe stata la lingua standard seguendo dei criteri linguistici (il catalano Centrale fa parte della variante orientale ed è quello con più parlanti) e, anche, perché no, dei criteri di potere economico, culturale e politico.

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Così nacque la lingua standard che adesso abbiamo ed è in quella in cui si pubblicano i libri, quella usata dai giornali, quella che si sente dalla radio e quella che si parla in televisione, quella con cui si insegna a scuola. È vero che ogni tanto ci sono delle incursioni di qualunque altra variante linguistica, ad esempio in un dibattito televisivo o con un giornalista che informa, etc. E che contribuisce all’immagine di apertura e di riconoscimento della ricchezza linguistica. Al giorno d’oggi possiamo dire che la standardizzazione della lingua si è anche diversificata nei diversi territori dei Països Catalans come può esserne esempio il País Valencià, che ha adottato per i mezzi di comunicazione e per i libri di scuola il valenziano come variante della zona, ma per le altre zone come le Illes Balears e la Catalogna, lo standard continua ad essere basato nella variante orientale.
Nel processo di evitare la sostituzione linguistica di una lingua, tutti gli sforzi sono pochi e bisogna avere fiducia nelle iniziative di quelli che scrivono, di quelli che usano la lingua partendo dallo studio, poiché loro, prima degli altri, sentiranno la necessità di normalizzazione come anche altri scrittori di altri popoli la sentirono in quei momenti. Non dimentichiamo che anche i pregiudizi linguistici sono gli ostacoli più funesti per la lingua, elencandosi dal sentimento di inferiorità e il credere che la propria lingua non è utile per grandi affari e grandi scopi, fino al difendere irrazionalmente la parlata locale per finire in modo che si produca l’effetto contrario: la impossibilità della sopravvivenza della lingua per mancanza di punto di riferimento.