Podemos diviso sull’alleanza con IU dopo il fallimento del 26-J

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All’indomani di un risultato elettorale deludente, Podemos esita nell’esporre la sua lettura politica del fallimento; il partito tenta di mostrarsi compatto pur latitando un’autocritica ufficiale, mentre al riparo dagli sguardi esterni si sono già riaccese le vecchie tensioni fra le correnti interne.

Il secondo passaggio elettorale di domenica scorsa ha infatti obbligato ‘pablisti’ ed ‘errejonisti’ a seppellire l’ascia di guerra anzitempo -senza giungere ad una vera mediazione su temi come la confluenza con IU- e adesso le accuse reciproche si sprecano fra chi punta il dito contro una campagna elettorale senza vitalità, chi critica l’immagine radicale di Pablo Iglesias o la sua incapacità di mostrarsi pronto a governare e chi ritiene un errore strategico l’alleanza con Izquierda Unida.

Mentre le responsabilità restano da determinare, la ragione di queste discrepanze interne a Podemos è chiara: con 1,2 milioni di voti in meno rispetto al 20-D, Podemos conserva soltanto 71 seggi al congresso e sfuma la possibilità di un suo sorpasso ai danni del PSOE. Se i risultati fossero stati soddisfacenti, le differenze tra opinioni sarebbero forse state riassorbite; adesso tuttavia le tensioni ideologiche lasciano il posto ad un’aspro dibattito strategico.

Pablo Iglesias ed Alberto Garzón difendono l’alleanza

Pablo Iglesias risponde alle critiche chiedendo prudenza e serenità, per non limitarsi ad un’analisi dei risultati ‘a caldo’: il Consejo Ciudadano Estatal, il principale organo della direzione podemita, si riunirà infatti il prossimo 9 luglio per discutere approfonditamente la situazione del partito e le cause del fallimento elettorale, fino a quel momento il segretario ha chiesto di lasciare da parte le divisioni per non fornire ulteriore vantaggio agli avversari. Se le pressioni interne si facessero eccessive, Iglesias lascia aperta anche la possibilità di convocare anzitempo un’Assemblea Cittadina, nonostante lo statuto non preveda una nuova edizione di questo congresso prima dell’autunno 2017.

Gli fa eco la voce del coordinatore federale di Izquierda Unida, Alberto Garzón, quando ribadisce che “separati, il risultato sarebbe stato peggiore” e chiede di non entrare in una guerra fra movimenti. La delusione inflitta dalle urne ha tuttavia alimentato quel settore critico contro la creazione di Unidos Podemos che attraversa anche IU: probabilmente è nel tentativo di ammansire questo fronte interno che Garzón ha tenuto a sottolineare come i voti di IU siano rimasti fedeli e che la flessione nei consensi sia da ricercare fra gli elettori di Podemos.

Gli ‘errejonisti’ chiedono un ritorno all’indipendenza di Podemos

Forse per l’insufficiente peso interno, per il rischio di spaccare il partito o forse perché convinti dalla possibilità dell’ “effetto moltiplicatore” che si attendeva dall’alleanza, il settore affine al segretario politico di Podemos, Íñigo Errejón, aveva finito con l’accettare controvoglia la coalizione con IU. Nonostante ciò secondo Errejón, alla luce del calo nei consensi, il partito deve ora recuperare la capacità di sedurre ampi settori dell’elettorato senza “rimanere intrappolato in etichette strette” come quella di IU, poiché “ci sono confluenze che funzionano ed altre che occorrerà rivedere“. Non sono pochi infatti i militanti del partito morado che vedono nel patto con IU un vantaggio valido per alcuni territori, ma non necessariamente sul piano statale.

Allo stesso tempo un attacco ed una parziale ammissione di responsabilità condivise da parte del numero due di Podemos -visto che la decisione di stringere il patto con Garzón venne presa collettivamente dalla direzione- che però si appella ad un ritorno alla natura indipendente di Podemos, sottolineando la necessità che la militanza torni ad assumere un ruolo centrale nei processi decisionali.

Fra i due litiganti, En Comú Podem

La formazione guidata da Xavier Domènech, che per quanto abbia perso 81.354 voti può vantare i risultari migliori della coalizione, prende dunque atto del cambio di equilibri interni alla galassia podemita: se il messaggio fino a domenica è stato quello di rendere possibile il cambiamento in Spagna scalzando il PP, adesso Domènech sembra voler consolidare uno spazio di “esquerres i sobiranista” che permetta di governare la Catalogna, nel intento in questo caso di sottrarre voti a CDC e stabilirsi nettamente all’opposizione nel Congresso.