Barcellona tassa gli appartamenti vuoti da più di due anni

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L’ultima riunione plenaria del comune di Barcellona, celebrata ieri prima della pausa estiva, ha portato con sé l’approvazione di alcune modifiche all’ordinamento fiscale: è stata inclusa un’imposta di 633 euro per appartamenti che risultino vuoti da un periodo superiore ai due anni; viene inoltre previsto un aumento dell’imposta per un valore di 268 euro qualora i proprietari decidano di lasciare sfitti degli appartamenti per un lasso ancora maggiore di tempo.
L’obiettivo di questo provvedimento, nelle speranze dell’esecutivo cittadino, è quello di iniettare nel mercato immobiliare il massimo numero di appartamenti, in un momento in cui la richiesta è molto elevata, ed allo stesso tempo ammortizzare i costi che comportano le ispezioni e l’aggiornamento dei registri catastali.

Per quanto la norma possa essere applicata universalmente, gli attori prevalentemente implicati sono le entità finanziarie ed i grandi possessori di immobili, non i privati, poiché la consistente domanda di appartamenti si sta riflettendo in un altrettanto sostanzioso aumento medio del prezzo degli affitti nella capitale catalana.
Gli equilibri delle forze politiche si sono palesati, una volta tanto, in una delle loro più consuete distribuzioni: il provvedimento è passato con il voto a favore del partito di Ada Colau, Barcelona en Comú, del PSC e di ERC; hanno optato per l’astensione CiU e la CUP mentre il PP e Ciutadans hanno votato a sfavore, dichiarando che “dubten de la legalitat de la mesura” e che la considerano una “multa encoberta“, nelle parole dell’assessore in quota PP, Xavier Mulleras.

Il cinema, i traslochi, i soldi e la cultura

Tra le modifiche apportate al sistema fiscale cittadino c’è anche l’abbassamento dal 90 al 40 per cento della tassa di autorizzazione per occupare la via pubblica per riprese cinematografiche o televisive, sessioni fotografiche, traslochi o impalcature e gru. Su questo punto sono stati sollevati dubbi sia dalla CUP, sia dall’assessore di CiU, Sònia Recasens, che si è mostrata contraria all’equiparazione di traslochi e riprese cinematografiche su un piano tributario.

La polemica ha orbitato inoltre attorno ai 30 milioni di euro che, annualmente, la Diputació di Barcellona e l’amministrazione cittadina destinano all’allestimento o alla manutenzione di infrastrutture sportive e culturali; quest’anno il governo municipale ha deciso che la maggior parte di queste risorse (28 milioni) sarebbe stata destinata alle opere di riforma de les Glòries, mentre ciò che resta delle risorse verrà sfruttato per il restauro del castello di Montjuïc.
Secondo le dichiarazioni del vice sindaco, Gerardo Pisarello, il comune avrebbe voluto destinare i fondi al piano per i quartieri, però la richiesta della Diputació di maggiore concretezza ha fatto si che si optasse per interventi di carattere più strettamente urbanistico.

Per quanto l’inusuale uso di tali fondi sia stato approvato anche grazie ai voti di CiU, l’assessore di quest’ultima formazione, Jaume Cirana, ha ricordato come già in commissione di studio sollevarono riserve sul provvedimento e che adesso considerano la questione il banco di prova del nuovo socio di Barcelona en Comú, il resposabile della Cultura di espressione socialista, Jaume Collboni: CiU si aspetta infatti che vengano reperiti ulteriori 30 milioni da poter questa volta destinare alla cultura.
Tutt’altra immagine della camera cittadina, rispetto all’istituzione di una tassa sugli appartamenti vuoti, è quella che tratteggiano i voti dei restanti partiti sull’uso di questo denaro: si sono infatti astenuti la CUP e Ciutadans mentre l’opposizione più accesa ha fatto capo ad ERC ed al PP, che hanno votato contrariamente.