Il CIE della Zona Franca riapre senza licenze e proibisce l’acceso agli ispettori municipali

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Mentre il governo della Generalitat spalleggia la Colau e si schiera a favore della chiusura del CIE situato nel poligono della Zona Franca, il governo spagnolo ne riapre le porte, pur negando l’accesso ai funzionari municipali ed impedendone un’ispezione di sicurezza.

Questa mattina infatti, esattamente come lunedì 11, gli agenti della Policia Nacional non hanno permesso ad un gruppo di ispettori inviati dal comune di accedere alla struttura, riaperta ufficialmente da giovedì scorso: in entrambe le occasioni gli agenti preposti alla sorveglianza del centro hanno risposto agli ispettori che non sono autorizzati a lasciarli entrare.

La tensione salirà ulteriormente all’arrivo dei primi “ospiti” del centro -al cui interno per il momento non si sono svolte che attività di manutenzione- quando il comune ha già annunciato che potrebbe arrivare a mettere i sigilli al CIE.

Barcellona minaccia di ricorrere a “mesures coercitives”

Il Centre d’Internament per a Estrangers è rimasto chiuso per otto mesi per interventi sulla struttura ed opere di manutenzione; una pausa che è durata fino allo scorso giovedì, quando un comunicato della delegazione del governo centrale in Catalogna ne ha annunciato la riapertura ed ha riacceso le frizioni fra l’amministrazione Colau e la Moncloa.
Attraverso le parole del vice sindaco Jaume Asens, il comune aveva infatti già annunciato di essere disposto a “recórrer a mesures coercitives” per bloccare la ripresa della attività del centro, che invece sembra essere l’obiettivo imprescindibile di un esecutivo spagnolo fermamente intenzionato ad accaparrarsi la gestione delle politiche sull’immigrazione e sull’espulsione di stranieri in situazione irregolare.

Agli ammonimenti della vice presidentessa del governo spagnolo, Soraya Saénz de Santamaría, a rispettare la normativa sulla gestione dei flussi migratori, Ada Colau ha tuttavia ribattuto sentenziando che “la Moncloa pot dir el que vulgui, però tenim competències en llicències i en drets humans, i les exercirem“; l’alcaldesa di Barcellona può infatti contare sull’appoggio della Generalitat, che si schiera a difesa della chiusura definitiva di un centro in cui non si possono rinchiudere “persones que no han comès cap delicte sinó que es troben en situació irregular“, come ha dichiarato la portavoce del governo catalano Neus Munté, aggiungendo che “correspon al govern espanyol d’articular uns altres mecanismes“.

Le irregolarità del centro

Fin dal lontano 1992, lo spazio in cui si trova il CIE della Zona Franca veniva accompagnato da una licenza per dipendenze generali della polizia, che ne manteneva il controllo e che se ne serviva come deposito per mezzi pesanti e come ambiente dove custodire i cavalli del corpo. Dopo la chiusura del centro di internamento de la Verneda tuttavia, si decise di ubicare alla Zona Franca il nuovo centro e nel 2006, dopo un paio di anni di interventi sulla struttura, si riconvertirono quelle che erano stalle in un centro di internamento per stranieri, che per quanto irregolari li si voglia definire non smettono di essere persone.

A varie riprese l’amministrazione comunale ha intimato al Ministero degli Interni di fornire le licenze necessarie per il centro -che non rispetta neanche tutti i requisiti di sicurezza antincendio- ma scontrandosi con i ripetuti dinieghi del dicastero ha proceduto ad ordinare la chiusura del centro: “Hem prohibit que obrin” ha avvertito Asens, “si desobeeixen, ens obligaria a imposar multes coercitives o fins i tot a precintar el centre“.

La Policia Nacional nega l’accesso ai funzionari municipali

Esattamente con l’obiettivo di verificare se la struttura rispetta tutte le misure di sicurezza, degli ispettori del comune di Barcellona hanno tentato lunedì, ed oggi una seconda volta, di accedere al complesso. In entrambi i casi gli agenti della Policia Nacional si sono tuttavia negati a collaborare, dichiarando che “para cualquier cosa de entrar, se necesita hablar con Madrid” ed in particolare con il Ministero degli Interni, senza la cui autorizzazione non verrà accordato l’accesso al centro dei funzionari municipali.