Pablo Iglesias rinuncia alla possibilità di un governo alternativo al PP

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Dopo settimane di vane proposte e disperati tentativi di raggiungere un accordo, cadono le speranze di Pablo Iglesias di poter formare una coalizione di forze di sinistra, che apra la strada alla formazione di un governo alternativo a quello del PP.
Ad una relativa distanza dal secondo turno elettorale del 26-J, non particolarmente favorevole per i podemiti, il segretario generale di Podemos rinuncia infatti alle negoziazioni con i socialisti ed afferma rotondamente che il partito ‘morado’ è “la unica forza che ha chiaro il suo ruolo di opposizione“.

Le premesse per un accordo in extremis non erano rosee, visto che i socialisti e la formazione guidata da Iglesias non erano neanche riusciti a trovare un’intesa su di un candidato unico per la presidenza del Congresso e considerando che una buona fetta del partito guidato da Pedro Sànchez non aveva digerito che Podemos lasciasse aperti i canali di comunicazione con i nazionalisti, proponendo Xavier Domènech mentre negoziava con loro. Sono stati tuttavia i risultati della votazione di martedì al Congresso dei deputati ad aver giocato un ruolo decisivo e ad aver illuminato il leader podemita: l’accordo fra PP e C’s, con i dieci voti di franchi tiratori -che i popolari attribuiscono a Convergència e PNV nonostante queste formazioni lo neghino-, rivela come sia “impossibile ciò che stiamo tentando: un accordo con il PSOE, Convergència, ERC ed il PNV“.

Forte è stata infatti la delusione dei podemiti nel veder respinta l’offerta lanciata da Unidos Podemos ed En Comú Podem al PSOE ed ai nazionalisti; una proposta strutturata e nata quasi esclusivamente affinché il leader della confluenza catalana, Xavier Domènech, fosse il presidente del Congresso e si evitasse di lasciare al controllo del PP un ruolo chiave nella camera dei deputati.

“Alla fine temo che dovrà decidere il PSOE”

Interrogato sull’argomento in un’intervista rilasciata a TVE, Pablo Iglesias ha attribuito le difficoltà nelle negoziazioni fra il suo partito ed i socialisti al fatto che il partito di Pedro Sánchez “non ha preso bene che negli ultimi due anni sia apparsa una forza che l’ha superato in tanti spazi“; il leader ‘morado’ ha sottolineto come, presto o tardi, il PSOE comprenderà che necessita di Podemos per governare, così come Podemos avrà bisogno dei socialisti.

Il polverone alzato dalla costituzione del Congresso comincia tuttavia a diradarsi ed è dunque sul dibattito di investitura che si sposta il fulcro dell’attenzione: Iglesias considera inevitabile che se il Partido Nacionalista Vasco ed il Partit Demòcrata Català mantengono il loro veto a Rajoy, “alla fine […] dovrà decidere il PSOE se governa Rajoy o se forzano le elezioni per la terza volta“.
Il leader di Podemos prevede infatti che i socialisti si opporranno sì durante la prima investitura alla quale si presenterà Rajoy, tanto nella prima come nella seconda votazione, ma che si asterranno nella votazione prevista per settembre, così come il PNV, per evitare un nuovo passaggio elettorale.

Varie voci interne a Podemos si mostrano tuttavia caute, poiché per quanto ammettano che i risultati della votazione di martedì potrebbero prefigurare dei nuovi fronti parlamentari, non è sicuro che questi nuovi equilibri interni al Congresso si riproducano durante la sessione d’investitura.