Cominciano le indagini preliminari per il caso Estat Infiltrat

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Il 19 aprile scorso vennero rese pubbliche, dal giornale indipendente La Directa, delle registrazioni che grazie all’attivista Quim Gimeno si riuscirono a realizzare di due sedicenti membri dei corpi di sicurezza dello stato: più concretamente del loro tentativo di infiltrarsi e comprare informazioni su movimenti e centri sociali, in particolare della zona del Poble Sec barcellonese.

Grazie a queste rivelazioni sullo spionaggio ai movimenti sociali, scoppiò il caso denominato Estat Infiltrat, per quanto sia stato necessario attendere fino a questa settimana affinché il tribunale istruttorio numero 2 di Barcellona ammettesse la tramitazione della denuncia presentata dallo stesso Quim Gimeno, dopo che questi fosse stato citato per rendere le proprie dichiarazioni in sede giudiziaria lo scorso 10 maggio.

La giudice Eugènia Canal, constatando che i fatti potrebbero essere costitutivi di un delitto di coazione, ha dunque stabilito che abbiano inizio delle indagini preliminari, volte a chiarire i fatti denunciati, ed ha chiesto alla Direzione Generale della Policia Nacional spagnola (CNP) di confermare l’identità dei denunciati Daniel Sánchez Garcés e l’agente Torres Méndez, probabilmente identità alternativa di Ignacio Moreno Ameribia.

Gli attori più strettamente coinvolti hanno espresso soddisfazione per questo risultato, come l’avvocato del centro per la Defensa de Drets Humans Irídia e rappresentate legale di Quim Gimeno, Andrés García, che plaude alla volontà della giudice di procedere fino alla completa attribuzione delle responsabilità; lo stesso Gimeno considera “importante che si riveli l’identità degli agenti e che si apra un’indagine“, poiché è cruciale per evitare il ripetersi di episodi analoghi “arrivare a sapere chi hanno investigato con questo tipo di operativi“.

Lo stesso movimento in cui milita l’attivista, Procés Embat, ha affidato la propria analisi ad un comunicato e, pur vedendo un passo avanti nell’apertura delle indagini, ricorda che “in Catalogna si continuano a perseguire i cittadini per le loro idee politiche” e che, come dimostra il caso Estat Infiltrat, “questa responsabilità ricade sullo Stato spagnolo“.

Offerte al ribasso

I due individui, che si identificavano come agenti di sicurezza dello Stato e che cercavano informazioni sui Casals Populars del Poble Sec ed in particolare sull’Ateneu La Base, offrirono all’attivista delle ricompense in denaro ed aiuto giudiziario, tramite la procura, per l’investigazione dei Mossos d’Esquadra sui collettivi anarchici che lo vedeva coinvolto, il denominato caso Pandora II.

Soltanto due mesi dopo queste offerte tuttavia, la Audiencia Nacional archiviò il caso Pandora con una netta critica all’operato dei Mossos, concludendo che le “affermazioni generiche” della polizia catalana “mancano di base oggettiva solida” e che l’apparato probatorio raccolto altro non dimostrava che gli indagati mantenevano contatti con appartenenti ai collettivi anarchici.

Risulta ironico che degli agenti cerchino di corrompere un attivista offrendogli aiuto in un’indagine di polizia, che a sua volta si rivela essere un attacco privo di fondamento alle realtà anarchiche e libertarie. Come sempre creare il problema ed offrirne la soluzione può essere un’eccellente fonte di potere.