Il dibattito sul Referendum mette alla prova l’unità della maggioranza in Parlament

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Dopo il voto di fiducia e l’entrata ufficiale del referendum nell’agenda dell’esecutivo catalano, comincia questa settimana il confronto fra le varie voci politiche coinvolte e vari punti del dibattito rendono plausibile l’ipotesi che la maggioranza parlamentare non riuscirà a mantenersi compatta. Escludendo le formazioni dichiaratamente contrarie al referendum, il dibattito infatti spazierà tra le posizioni più distanti fra loro sull’unilateralità della consultazione, come quelle della CUP e di Catalunya Sí Que es Pot, e attraverserà le divergenze interne a Junts pel Sí, fra ERC ed il PDC, su temi economici e sociali.

Il primo aspetto che catalizza le differenze di vedute è senza dubbio l’opportunità di ricorrere ad una votazione unilaterale: se da un lato infatti la coalizione di JxSí ammette timidamente che il RUI sostenuto a gran voce dalla CUP è probabilmente il cammino più viabile -pur tentando di addolcirne i contorni ed evitando di compromettersi eccessivamente- non potrà non tentare ogni strumento per far combaciare questa proposta con quella di cui si fa fautrice la formazione CSQP, intenzionata a pattuire i termini del referendum con la Moncloa.

Le variabili dell’equazione sono dunque numerose e non sarà un’impresa semplice armonizzarne ed equilibrarne i valori: una soluzione pattuita sarebbe la migliore opzione per rassicurare ed attrarre i comuni e le entità locali -e forse per smussare le armi retoriche dell’opposizione del PSC– ma varie sono le caratteristiche del referendum unilaterale che sono già state fissate; abbastanza da far sembrare non soltanto la CUP, ma anche una buona parte di ERC e persino del PDC, soltanto in attesa di un ennesimo rifiuto da parte di Madrid che giustifichi una mossa unilaterale. Il consigliere per gli esteri, Raül Romeva, ha già infatti avvertito venerdì scorso che l’esecutivo spagnolo avrà tempo fino a luglio per dialogare con il governo catalano, dopodiché non ci sarà altra alternativa che indire una votazione autonoma per la seconda metà di settembre.

Al lato delle frizioni con Madrid, si sviluppa inoltre il dibattito interno alla politica catalana e, come di consueto, i temi sociali potrebbero essere le questioni dirimenti, il banco di prova dell’unità della maggioranza. Tra le varie proposte che i partiti stanno preparando, alcune delle più spinose potrebbero rivelarsi la riforma dell’IRPF e la proposta di CSQP di ritirare le sovvenzioni alle scuole che applichino misure di segregazione di genere: un tema che impegnò il Parlament già nello scorso marzo, quando tuttavia JxSí si mantenne compatta e, congiuntamente con il PP, respinse tale misura.

Per quanto non siano ancora state sollevate molte questioni concrete in questo senso invece, non mancherà di spadroneggiare -tanto grazie alle pressioni sociali che per opportunità mediatica- uno dei temi principe nel dibattito sulla creazione del nuovo stato catalano: la riduzione delle disuguaglianze fra i cittadini della catalogna indipendente ed un’equa redistribuzione della ricchezza. Su questo fronte ben poco mistero avvolge le posizioni della CUP, mentre non così scontata è l’unità della coalizione di governo, dove ERC e PDC potrebbero riscoprire le loro divergenze e non riuscire a raggiungere una sintesi per un voto unitario.