I Mossos detengono tre indipendentisti investigati per aver bruciato foto del re Felipe VI

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La polizia catalana ha l’ordine di arrestare le cinque persone accusate per un presunto delitto di ingiuria alla corona. Si sono negate a dichiarare in videoconferenza su istanza de l’Audiència Nacional spagnola lo scorso 7 dicembre

Per il momento, due dei cinque indipendentisti investigati per aver bruciato foto del re lo scorso 11S sono stati detenuti, come informano Alerta Solidària e l’avvocato Edu Càliz. Lo scorso 7 dicembre si sono negate a dichiarare attraverso una videoconferenza per l’Audiència Nacional spagnola, dai tribunali dei loro comuni di domicilio. Lo hanno annunciato in una conferenza stampa lo scorso 2 dicembre, argomentando che non riconoscono il monarca e difendendo il “legittimo diritto di esprimere il rifiuto verso chi è erede del franchismo e di tutta una tradizione di secoli“. Le detenzioni si sono prodotte nelle prime ore del mattino e, come ha informato il servizio di stampa dell’organo giudiziario spagnolo, si prevede il trasferimento a Madrid delle cinque persone investigate, che saranno recluse sotto la custodia della Guàrdia Civil nell’attesa di dichiarare davanti al giudice.

Uno degli investigati, Jordi Almiñana, è stato detenuto prima delle nove del mattino nel comune di Navàs (Bages) alla porta di casa sua e l’altro, l’assessore di Santa Coloma de Gramenet Aitor Blanc (SOM Gramenet), a sua volta sulla soglia di casa sua, quando si accingeva a percorrere a piedi il tragitto fino all’Ajuntament, quando mancavano pochi minuti alle dieci.
Alle 9 del mattino, la Directa ha parlato telefonicamente con Blanc e si preparava, con normalità, ad iniziare la sua giornata lavorativa al consiglio: “adesso sono a casa ed uscirò con normalità per andare al Comune, spero che non succeda nulla“. C’è stata una concentrazione di fronte al commissariato del carrer Singuerlin di Santa Coloma per denunciare la detenzione dell’assessore.

La Directa ha anche confermato che Ivan Altimira e Nora Miralles non erano stati detenuti intorno alle 8 e 45 del mattino. Miralles ha pubblicato un tweet in rete con il messaggio “Non ci farete credere nella monarchia anacronistica e patriarcale, né con tribunali franchisti non depurati, né detenendoci. Libertà compagni!“. Altimira si trova per ragioni personali fuori dalla città di Barcellona, come conferma la Directa, per quanto abbia manifestato la volontà di recarsi “quest’oggi all’ufficio della sede del Distretto di Sant Andreu, per lavorare con normalità“. Alla fine, Altimira è arrivato al distretto dove si concentravano una cinquantina di persone ed è stato detenuto dai Mossos d’Esquadra. Ha chiesto davanti mezzi di comunicazione che il ministero degli interni (della Catalogna N.d.T.) prenda una posizione e spieghi per quali motivi passa informazioni all’Aundiència Nacional spangola.

Nonostante oltre un centinaio di persone abbiano bruciato foto del monarca l’11 settembre, la relazione fornita dai Mossos d’Esquadra ha riconosciuto l’identità di soltanto cinque di queste: un assessore ed un consigliere di distretto -di Santa Coloma de Gramenet e Sant Andreu de Palomar- e tre attivisti della CUP e di Arran.

La procuratrice dell’Audiència Nacional spagnola Rosana LLedó -in uno scritto datato al 4 dicembre- chiese al tribunale di citare i ciqnue identificati dai Mossos come investigati per un presunto delitto di ingiurie alla corona (490.3 e 491 del Codice Penale).

Reazioni della CUP e di En Comú Podem

Jaume Casals, sindaco di Navàs (CUP),ha convocato una conferenza stampa prima dell’una per denunciare le detenzioni e solidarizzarsi con il suo concittadino Jordi Almiñana. L’assessore di Barcellona Maria José Lecha ha reclamato al Governo catalano che non partecipi nell’operazione di polizia: “devono mettere in chiaro se sono agli ordini dell’Audiència Nacional spagnola o del popolo della Catalogna“. La solidarietà è anche giunta dall’ambiente dei Comuni. Xavier Domènech, portavoce del gruppo parlamentare di En Comú Podem ha diretto le critiche verso il governo spagnolo: “Intollerabile che mentre si parla di “operazione dialogo” si stiano detenendo attivisti e rappresentanti pubblici per ordine dell’Audiència Nacional”. Albano-Dante Fachin, segretario generale di Podem Catalunya, si è espresso dicendo che “Di fronte alla detenzione di membri delle CUP per bruciare foto del re, massima solidarietà fronte alla repressione e l’attacco alla libertà di espressione“.

(articolo tradotto da una pubblicazione de La Directa)