Alle Cinquemmezza A Barna

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(foto di Victor Serri, salvo dove diversamente indicato)

 

Cos’è successo a Barcellona oggi pomeriggio, alle 17.30?

Perché, secondo nostre stime, tra i cinquecento e i mille (benché la Guàrdia Urbana abbia parlato di millecinquecento, al contrario delle usuali procedure di quando a manifestare sono gli altri) appartenenti e simpatizzanti di varie forze di polizia attive nella città hanno manifestato per le vie del centro di Barcellona, da plaça Universitat a plaça Sant Jaume? Lo striscione in testa al corteo affermava che la manifestazione fosse “por la dignidad, el respeto y la seguridad”. Davanti ad esso, quattro manifestanti trasportavano una bara sulla quale erano appoggiati i berretti di vari corpi di polizia.

Belle parole, senza dubbio. Ma a esporle e rivendicarle sono stati esponenti della Plataforma Profesional, il coordinamento di sindacati dei vari corpi di polizia barcellonesi che ha organizzato la manifestazione. Nata lo scorso 24 novembre, la Plataforma raduna organi sindacali di Mossos d’Esquadra, Guàrdia Urbana, Guardia Civil, Policía Nacional, oltre ad avere rappresentanze di altre polizie regionali (l’Ertzaintza basca e la Policia Foral navarra, nello specifico) e di organismi di capitaneria di porto. Tra questi sindacati alcuni, come l’SPC per la Policia Nacional, il SAPOL della Guàrdia Urbana e l’SME per i Mossos, hanno tra gli iscritti la maggioranza del personale dei rispettivi corpi. E allora per quale motivo la maggioranza degli effettivi delle forze di polizia barcellonesi deve sentirsi costretta a rivendicare “dignità”, “rispetto” e “sicurezza”? E a trasportare la riproduzione di una bara? E, ancora peggio, a gridare slogan come “andiamo in guerra”?

Nell’atto di formazione della Plataforma Profesional, il rappresentante dell’SME Toni Castejón aveva fatto appello a “non strumentalizzare politicamente i corpi di polizia”. Eppure, uno dei cartelli più visti e condivisi per convocare affiliati e popolazione alla manifestazione di oggi parlava testualmente di “persecuzione costante alla Guàrdia Urbana e polizia in generale e impunità delittuosa da parte di membri della CUP”. Nella foto allegata alla scritta, mostrata a sostegno di quella che definivano “impunità delittuosa”, un’immagine dell’udienza dello scorso 1° dicembre del processo al consigliere comunale della CUP Josep Garganté, nella quale le accuse vennero archiviate.

(il particolare del manifesto in questione. Fonte: e-noticies.cat)

Tale udienza è stata la prima uscita in pubblico della Plataforma. Il processo in questione, per minacce e abuso di potere, era stato istruito proprio in seguito a denuncia degli urbani, i quali sostenevano che Garganté, in occasione del suo arrivo al CAP di Drassanes convocato da un venditore ambulante che sosteneva di essere caduto dalle scale della stazione della metropolitana in fuga dagli urbani, avesse minacciato un medico affinché registrasse nel verbale la motivazione addotta dal manter. A tal fine, un agente della Guàrdia Urbana aveva registrato di nascosto e a insaputa degli interessati un dialogo, avvenuto in occasione dell’intervento di Garganté al CAP di Drassanes, tra questi e il medico che aveva visitato l’ambulante. La causa è stata poi archiviata per non sussistenza del fatto, in considerazione della testimonianza del medico, che in quella stessa udienza affermò di non aver ricevuto minacce di alcun tipo dal consigliere della CUP.

Fuori dal palazzo di giustizia di Arc de Triomf, in quell’occasione, la Plataforma stava manifestando per invocare la condanna di Garganté e insultare chi stava partecipando al presidio convocato dalla CUP in sostegno al consigliere imputato, aggredendo poi brevemente il presidio cupaire quando il cordone della Guàrdia Urbana schierato tra i loro colleghi e il presidio in solidarietà agli accusati si era spostato per provare a permettere a Garganté di tenere una conferenza stampa prima di entrare. Tra i presenti alla manifestazione dei sindacati di polizia sono stati riconosciuti anche simpatizzanti legati a gruppi di estrema destra come Plataforma per Catalunya; uno dei riconosciuti, Jordi de la Fuente, aveva alla cintura una fibbia degli ZetaZeroAlfa, il gruppo musicale del fondatore di Casa Pound Italia Gianluca Iannone.

Anche alla manifestazione di oggi è stata segnalata, dalla piattaforma Unitat Contra el Feixisme i el Racisme, la presenza di militanti di organizzazioni di estrema destra come Plataforma per Catalunya e Movimiento Social Republicano. Si è invece apertamente mostrato alla stampa Javier Barraycoa, fondatore dell’organizzazione di estrema destra Somatemps (che il giornalista Jordi Borràs ha descritto come avanguardia dell’unionismo autonomista nell’ultradestra catalana) e della piattaforma Societat Civil Catalana, i cui incontri e banchetti all’Universitat Autònoma de Barcelona sono puntualmente protetti militarmente da naziskin di Barcellona e del Vallès con fedine penali chilometriche per reati di aggressioni razziste.

Alla manifestazione molti partecipanti, peraltro, non si sono resi riconoscibili: si sono presentati a volto coperto, imitando le pratiche della routine di piazza e rivendicando l’anonimato e la non perseguibilità come un diritto. E mentre la trovata della bara può prestarsi alle più disparate interpretazioni semiologiche (dal simboleggiare la morte, peraltro non effettiva, dei privilegi dello stato di polizia pretransizionale all’utilizzo di immaginari di morte per la sollecitazione di settori desensibilizzati dell’opinione pubblica), lascia poco adito a speculazioni un tweet inviato questa mattina dall’account ufficiale dell’USPAC, terzo sindacato dei Mossos d’Esquadra per numero di iscritti, poi eliminato. Per fortuna abbiamo salvato uno screenshot:

Lasciando da parte il mancato plurale (ma vabbè), il termine “perroflautas”, qualora non lo sapeste, è un insulto fascista semanticamente paragonabile allo “zecche” di cui il discorso pubblico dell’estrema destra italiana tanto si nutre, con in testa Matteo Salvini.

Al netto dei linguaggi guerreschi richiamanti immaginari di guerra, morte e sopraffazione violenta e brutale e solleticanti basse estrinsecazioni del proprio testosterone, sembra che l’intento, così apertamente rivendicato da Castejón, di “non strumentalizzare politicamente i corpi di polizia” sia stato rovesciato dai fatti. Non vogliamo certo speculare sostenendo che fosse solo un artificio retorico per allontanare il sospetto di veri intenti di politicizzazione della pubblica sicurezza, ci mancherebbe. Ma sembra che gli effetti sortiti non siano esattamente quelli di “non strumentalizzare politicamente” la polizia barcellonese, quando nella manifestazione sono ripetutamente emerse istanze di violenta contrarietà a un partito sin dalla sua organizzazione e quando la mobilitazione poliziesca ha ricevuto l’aperto sostegno di personaggi politicamente discutibili come quelli citati. Stiamo parlando di chi, come previsto da ogni ordinamento legale negli stati a rappresentatività democratica, dovrebbe proteggere la totalità della cittadinanza a prescindere dagli orientamenti politici individuali.

Il popolo è minorenne, la città è malata. E queste persone detengono il monopolio dell’esercizio legale della violenza.