ZOOXXI: per trasformare gabbie e recinti in spazi politici e civili

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Cos’è ZOOXXI?

Lo zoo di Barcellona potrebbe trovarsi ad essere lo scenario di una delle sperimentazioni più ambiziose degli ultimi decenni in tema di parchi zoologici e della loro concezione etica e politica. La piattaforma ZOOXXI ha già infatti avviato la campagna di raccolta per le firme necessarie a promuovere una iniziativa legislativa popolare che trasformi il parco di Barcellona in un “ambiente civico, etico, amichevole e veramente pedagogico“.

Alla base della proposta sta infatti la volontà di cancellare l’impostazione degli zoo puramente mercantilista e priva di fondamento educativo e scientifico per compiere quello che sembra un passo in avanti quasi naturale dopo la proibizione della tauromachia in Catalogna e dell’uso di animali selvatici nei circhi.

L’iniziativa scaturisce infatti principalmente dall’attività dell’Associació Animalista Libera! e della Fundació Franz Weber e, partendo dalla premessa che i parchi zoologici seguono un “paradigma imperialista“, cerca di focalizzare l’attenzione pubblica sulle potenzialità che racchiude la riconversione funzionale dei parchi zoologici, piuttosto che la loro mera chiusura.

Le profonde contraddizioni dei parchi zoologici

Come ricordano gli stessi attivisti in un’intervista rilasciata alla Directa, gli zoo “nascono 6000 anni fa, quando gli imperatori di Roma e Costantinopoli portavano animali da fuori e li chiudevano in piazze pubbliche per dimostrare che avevano conquistato territori lontani. Questo continuò durante il secolo XX con la creazione degli zoo da parte di coloro che trafficavano con gli schiavi e sfruttavano l’ecosistema. Questa visione coloniale, basata in un modello civilizzatore che associa la modernità a catturare l’altro, è ancora presente in Europa.

Gli zoo sono dunque saldamente radicati nella nostra società da lungo tempo ma per quanto possa sembrare la via più etica ed immediata per superare queste istituzioni, chiuderli senza una transizione non è una opzione viabile.
Uno studio realizzato da ZOOXXI mostra infatti, analizzando la chiusura di 97 parchi zoologici di tutto il mondo, come il semplice smantellamento di queste strutture non sia una soluzione avveduta: principalmente perché la maggior parte degli oltre 200 animali che attualmente vivono nello zoo di Barcellona non potrebbero essere reinseriti nei loro ambienti naturali; nel migliore dei casi verrebbero quindi trasferiti in altri zoo -cosa che comunque causerebbe loro un elevato livello di stress per il brusco cambio di abitudini- mentre molti altri finirebbero in pelletterie e ristoranti di cibo esotico.

La maggior parte degli animali attualmente in cattività dovrà dunque rimanere in tale stato fino al termine naturale della loro esistenza, poiché nel proprio ambiente naturale morirebbero rapidamente senza sapersi adattare. Di fatto soltanto lo 0,3% degli animali chiusi negli zoo è stato reintrodotto in natura con successo e ciò vale in particolare per alcune tartarughe, uccelli e pochi altri tipi di fauna che posso essere ricollocati ed avere un’elevata possibilità di riuscire a reintegrarsi in un ambiente che spesso e volentieri non hanno mai visto.

Al di là delle criticità relative al reinserimento in natura degli animali tuttavia, il funzionamento e la struttura dei parchi zoologici per come sono stati concepiti fino ad oggi riproducono quotidianamente delle contraddizioni peculiari a questi luoghi e dei “danni collaterali” che non sarebbe eccessivamente drammatico definire sinistri.

Il primo dato che risalta, leggendo la stessa pagina web dello zoo di Barcellona, è che la maggior parte degli animali che vi sono rinchiusi non appartiene a specie in pericolo reale di estinzione e questo implica che la grande maggioranza degli animali dello zoo di Barcellona non sono inseriti in un programma di reintroduzione nell’ambiente da cui provengono.
Senza contare che gran parte delle specie in pericolo di scomparsa si trovano in questo stadio per la scomparsa del loro habitat naturale, non per difficoltà riproduttive che possono essere ovviate in cattività.

Un secondo aspetto fondamentale è quello dell’investigazione scientifica: attualmente i ricercatori dello zoologico barcellonese studiano esclusivamente animali in cattività, per quanto l’ethos di questi ultimi non è congruente in alcun modo con quello di un animale allo stato naturale. La condizione climatica e le dimensioni del territorio in cui si trovano a vivere condizionano il comportamento sociale degli animali, l’alimentazione e le malattie cambiano radicalmente, la frequenza riproduttiva e l’insorgenza di anomalie genetiche e moltissime altre ancora sono le variabili ed i dettagli, più o meno grandi, che rendono differente un animale libero da un animale rinchiuso.

Partendo da questi presupposti non è quindi azzardato supporre che la riproduzione degli animali nello zoo non risponda ad una strategia ecologica, quanto economica. Una visione cinicamente utilitarista che si spinge fino alla pratica del culling: in poche parole, permettere che gli animali si riproducano autonomamente per poi sopprimere quelli che “avanzano” e smettono di rappresentare una risorsa per trasformarsi in una banale spesa da limare. Questa pratica viene ad oggi considerata perfettamente ortodossa e viene contemplata dalla EAZA e la WAZA, due associazioni internazionali di cui lo zoo di Barcellona fa parte.

Se per avvertire l’olezzo della mercificazione tutto questo non bastasse, forse sarà sufficiente immergersi nel frastuono che perennemente avvolge gli animali del parco: nello zoo vengono celebrate feste private, concerti, matrimoni persino, mentre un trenino compie costantemente il giro fra i recinti suonando una campanella e migliaia di avventori strillano eccitati, fanno foto, sorbono zuccherosi ghiaccioli ammirando le fiere e magari di nascosto cercano anche di lanciar loro qualche spuntino. Giusto così, per vedere come mangia.

Non occorre spiegare i motivi per cui questa non sia propriamente l’immagine di un luogo di cura e studio di specie animali a rischio ed educazione per chi vi si reca: gli attivisti di ZOOXXI ritengono che rinunciare a strutture e professionisti già esistenti e preparati significherebbe perdere l’opportunità di riscattare e riabilitare un gran numero di animali semplicemente dotando gli zoo di un nuovo modello e nuove funzioni.
La strategia di ZOOXXI

Fondamentalmente i concetti chiave per comprendere l’azione di questa piattaforma sono il salvataggio, la riabilitazione ed il ricollocamento; ciò significa guarire animali riscattati in un momento di difficoltà con l’obiettivo di farli tornare in natura, piuttosto che farli nascere in cattività e condannarli ad un’esistenza di prigionia.

Il progetto si basa sull’idea che la conservazione e la riproduzione abbiano luogo nell’habitat naturale degli animali e che, in città, questo possa essere realizzato attraverso le nuove tecnologie -ad esempio in campo energetico ed architettonico- che permettono una relativamente semplice riproduzione e mantenimento di condizioni microclimatiche determinate; parallelamente propone la creazione di una rete internazionale di zoo che si compromettano a preservare un habitat ben preciso ed a produrre materiale di ricerca e divulgativo relativamente ad esso.

Apparentemente in ultima istanza, ma forse nel suo anelito più lungimirante, la piattaforma ZOOXXI volge lo sguardo sulle scuole, affinché gli zoo diventino dei luoghi catalizzatori di una nuova maniera, non utilitarista ma solidale, di relazionarsi fra individui. Si è dimostrato che i bambini che empatizzano con animali migliorano i loro comportamenti affettivi e, soltanto osservandoli ed entrando regolarmente in contatto con loro, riducono i comportamenti più aggressivi.

In buona sostanza l’obiettivo di fondo è concettualmente semplice: trasformare uno spazio di reclusione costruito per il godimento dello spettatore in un luogo politico ed etico, in cui i diritti valgano più di un biglietto d’entrata, grazie al quale sia possibile migliorare l’esistenza di quanti più esseri viventi possibile e dove l’obiettivo dei visitatori sia accrescere la propria sensibilità e conoscenza, non quello di tamburellare sul vetro di una teca tentando di svegliare l’intrattenimento e lo stolido svago di un momento.