Quante sono le gocce di una piscina

0
108

Nuova sfida per i lavoratori del Sant Pau

Verrebbe quasi voglia di gridare “Thalatta! Thalatta!” , se soltanto non stessimo parlando di una piscina.

Il gimnàs Social Sant Pau vede infatti all’orizzonte la conclusione di lunghi mesi di lotte e rivendicazioni per restare nel quartiere del Raval di Barcelona, per quanto l’ultimo tratto del cammino debba ancora essere percorso e si tratti d’una salita molto ripida.

Il supporto popolare e di numerose entità sociali della capitale catalana ha infatti permesso il rinnovo del contratto d’affitto per la palestra ubicata in Ronda de Sant Pau, ma tale rinnovo è subordinato al pagamento di 16.000 euro entro il giorno 28 aprile; la campagna Salvem el Sant Pau approda dunque su goteo.com, per raccogliere i fondi necessari e lanciarsi contro l’ultimo, ancora una volta apparentemente insormontabile, ostacolo: racimolare 16.000 euro in meno di due settimane.

Ernest Morera, socio della cooperativa che gestisce il centro sportivo, si mostra tuttavia fiducioso nel successo della campagna e ribadisce che “farcela, è la unica opzione“; per questo è già in fase di organizzazione per il giorno 26, data in cui scade la campagna di raccolta fondi, una giornata di festa ed un concerto per celebrare la conclusione di questa nuova sfida.

“Al Sant pau si generano storie giorno per giorno”

Nella web della campagna di raccolta fondi vengono riportati gli obiettivi della campagna:

Con molto sforzo stiamo lottando per salvare il Sant Pau e quindi, salvare delle vite.

Si, lo diciamo a gran voce e con la alta. Non soltanto perchè salvare il Sant Pau significa salvare 17 nuclei familiari, quelli dei suoi lavoratori, ma anche perché significa salvare un pezzo di questo quartiere.

Si può ben dire, come fanno questi grandi calciatori: il Sant Pau è più di una squadra. Siamo un collettivo, siamo una comunità, siamo una famiglia, siamo una tribù. una tribù che lotta unita, senza chiedere nulla in cambio e sempre per il cambiamento che crediamo necessiti la nostra città.

Al Sant Pau si generano storie giorno per giorno. Vogliamo che continuino a generarsi. Soci che trovano lavoro grazie ad altri iscritti. Soci che regolarizzano la loro situazione (ndt *con i documenti) attraverso altri soci. Soci che incontrano supporto dopo la morte di una persona cara. Soci che smettono di vagare per le strade o che abbandonano le droghe grazie allo sport. Soci in età avanzata che allontanano la solitudine delle pareti delle loro case. (…) Giovani che trovano un gruppo di amici e che, senza dare importanza alle loro origini, apprendono e scambiano codici, culture, modi di pensare. Soci che di fronte ai pregiudizi tendono la mano verso chi lo necessita senza dar peso all’etnia, la religione o la nazionalità. Giovani demotivati che si applicano negli studi con l’obiettivo di coltivare corpo e mente. Socie e soci che di fronte alla mancanza di rispetto di questa società e la ancora grande ignoranza e pregiudizio sulle persone trans, trovano uno spazio dove sentirsi comode e comodi, dove praticare sport in modo tranquillo e dove potersi realizzare come persone trans.

Il futuro resta incerto, però conosciamo il terreno che calpestiamo. Non siamo arrivati fin qui per arrenderci. lI Raval necessita persone come noi, come voi. Barcelona necessita spazi sani, d’incontro, di scambio, di relazione. Questa città, che come già hanno detto altri è morta, necessità spazi con vita e pieni di vita.

Il Sant Pau vuole continuare ad essere tutto ciò, tutti per tutti. Senza lusso né ambizioni. Dove lo sport sia sport, che ci unisca e ci renda più forti. Dove non contino gli stereotipi di bellezza, dove non si guardi al corpo ma all’animo. Dove si aiuti rialzarsi la persona che si ha al fianco quando cade invece di farla inciampare. Dove il cammino sia lento perché implica andare tutti insieme. Dove la gente umile sia chi costruisce la propria vita.