L’Audiencia Nacional archivia la prima fase dell’operazione Pandora, contro il movimento libertario

0
33
manifestazione caso pandora
manifestazione in sostegno delle persone accusate nel caso pandora
Unidici persone vennero arrestate dai Mossos d’Esquadra al dicembre del 2014. Sette di loro rimasero un mese e mezzo in prigione preventiva. Con questo procedimento si chiude il caso Pandora dopo l’archivio della seconda parte, circa un anno fa.

L’Audiència Nacional (AN) spagnola ha archiviato ieri la prima fase dell’Operació Pandora, dove undici persone vennero arrestate e quattordici edifici perquisiti. Era il 16 dicembre 2014. Allora, un dispositivo di 700 agenti dei Mosso d’Esquadra eseguivano la prima parte di quella che sarebbe poi stata una grande operazione contro il movimento libertario. La prima, ma non la ultima. La sentenza afferma “non si è chiarito nessun fatto nuovo per considerare gli indizi sufficienti a sostenere i sospetti della polizia”. Aggiunge “che queste persone possano portare a termine determinate attività da gruppo terrorista”.

Infatti, per i mossos, gli indizi erano l’utilizzo del server riseup.net o di aver letto il libro “contro la democrazia”. Ragioni sufficienti per portare in prigione per un mese e mezzo sette delle undici persone arrestate. Dopo un mese e mezzo tutti gli indagati rimasero in libertà condizionale, dopo aver pagato la cauzione di 3 mila euro ciascuno. Anche se in libertà, le indagate hanno dovuto firmare una volta al mese e non potevano uscire dal paese.

Un ordine catalano

Chi a suo tempo diede l’ordine ai Mossos fu il giudice dell’AN, Javier Gomez Bermudez, su richiesta della polizia catalana. I mossos sfondaro la porta dello storico centro sociale di Kasa de la Muntanya e perquisirono l’edificio per piú di dodici ore. Oltre tutti i documenti personali, requisirono cellulari, computer e ogni oggetto informatico trovato.

Nello stesso giorno i Mossos irruppero anche all’Ateneu Llibertari del Palomar e all’Ateneu Anarquista del Poble-Sec. Non fecero nessun arresto in questi spazi, ma si presero molto materiale che tuttavia non è stato reso.  Per parte dei movimenti sociali ci furono diverse manifestazioni in solidarità alle arrestate, tanto a Barcellona come nel resto dello stato spagnolo.

La giudice critica fortemente i Mossos

Chi istruisce la causa è la giudice Carmen Lamela e ha firmato l’archiviazione del caso. É la sostituta di Gomez Bermudez, trasferito in Francia per coordinare la AN e il tribunale correzionale di Parigi. L’operazione della polizia di due anni fa venne fatto tramite il controllo del Conseller Ramon Espadalare, dirigente della scomparsa Unió Democràtica de Catalunya (UDC). All’epoca affermó che il dispositivo voleva disarticolare una presunta “organizzione del terrorismo anarchico”. La sua versione venne riportata dalla maggiorparte dei giornali ha diffuso in modo acritico.

Lamera critica fortemente l’investigazione fatta dai mossos. Afferma “nonostante il tempo trascorso, quasi tre anni, e nonostante le diverse intercettazioni telefoniche fatte, e i report compilati, l’unica prova é che gli accusati conoscono persone del collettivo anarchico”. Sempre  la giudice afferma: “le persone avevano relazioni con le persone che sono state condannate per appartenenza ai Gruppi Anarchici Coordinati (GAC)”. Affermazione curiosa. Durante il processo agli anarchici Monica e Francisco, si è dichiarato che i GAC non sono una organizzazione terrorista.

La chiusura definitiva

L’accusa per tutte le persone arrestate era partecipazione in organizzazione criminale con finalità terrorista. Nonostante ció, la giudice afferma che l’inchiesta si basa su “afformazioni generiche che non hanno nessuna base”. Si riferisce concretamente “al contenuto delle conversazioni fornite”. La decisione non è ancora definitiva ed è possibile che la Fiscalia presenti ricorso. Tutto poco probabile considerando l’archiviazione della seconda parte dell’operazione Pandora, al giugno passato.

articolo originariamente pubblicato su la Directa