Pedro Sanchez: la morte e la resurrezione del segretario del PSOE

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Pedro Sanchez è resuscitato politicamente
La votazione della base della militanza ha deciso che il nuovo segretario nazionale del PSOE (Partito Socialista Operaio Spagnolo) sarà di nuovo Pedro Sanchez, obbligato dimettersi all’ottobre del 2016, a seguito di una lotta interna al partito

Il risultato è chiaro. Pedro Sanchez sarà il nuovo segretario nazionale del PSOE. Ma chi è costui? Non è sempre stato lui il segretario nazionale, almeno dal 2011 in poi? Quasi. Cerchiamo ricomporre il percorso che lo ha portato per la seconda volta alla direzione del partito.

Zapatero, Rubalcaba e la grande mazzata.

Tutto inizia nel 2004. Un attentato terrorista di matrice islamica, l’11 marzo, e contemporaneamente il suicidio politico di Aznar, uno dei baroni del PP. Accusando ETA, il governo del PP, perde di colpo la fiducia della gente, che con un “voto di castigo” premia Zapatero, con il primo governo socialista degli anni 2000. In quel momento, lo stato spagnolo iniziava ad essere uno dei paesi emergenti e in ristrutturazione. Basandosi sull’immobile, e sulla costruzione di case ed edifici, in un mercato drogato dai subprime, rapidamente cresce diventando quasi una nuova potenza economica. Senza dubbio diventa un riferimento sociale: riconoscimento dei matrimoni omosessuali,ampli servizi sociali di base , qualità della vita in aumento. Anche per questo venne premiato nel 2008, poco prima dello scoppio della crisi economica.

Zapatero e rubalcaba
Zapatero (sx) e Rubalcaba (dx) guardano con aria un po’ persa gli anni dei governi socialisti

Per un mercato cosí dopato l’unica conclusione possibile  era un primo “tijerazo”, quindi una prima serie di tagli sociali, una compressione dei salari, un aumento della disoccupazione. Era il segnale della fine di una epoca: quella del governo socialista e del piccolo miracolo socio-economico del PSOE. Criticato per queste scelte, nel 2011, Zapatero non si candiderà, lasciandosi sostituire per Rubalcaba attuale segretario del partito. Lo scontro Rubalcaba-Rajoy (che aveva perso contro zapatero nel 2008) non è assolutamente entusiasmante.  I movimenti sociali bollono, siamo nel pieno del movimento degli indignados del 15M, l’urlo continuo è “non ci rappresentano”.

Ma le istituzioni se ne infischiano e votano lo stesso. Dando il governo a Rajoy. Con una sostenibile, maggioranza assoluta. il bipartidismo mostra quindi quanto sia diventato, magicamente, inutile il PSOE, perdendo circa il 40% dei voti.

Ristrutturazione all’opposizione

Mentre il PSOE risulta escluso dalla scena politica del bipartidismo dello stato spagnolo, nascono nuovi partiti di “rigenerazione”. Podemos e Ciutadans hanno un progetto chiaro, cambiare faccia alla struttura attuale, anche se con origini diverse: mentre il primo è legato all’area riformista degli indignados, ciutadans è legato all’Ibex35 e ai poteri economici. La nascita di Nuovi partiti obbliga il vecchio Partito Socialista a fare un cambio, a rinnovarsi per non morire. Pedro Sanchez sale sullo scenario.

Infatti è dopo gli scarsi risultati delle europee del 2014, che all’interno del partito si pensa di fare un cambio strutturale e di mettere qualcuno di nuovo, con idee nuove (sempre socialdemocratiche, eh!) con un dottorato e fortemente preparato. Il 12 giugno 2014 Pedro Sanchez si candida a seguito della dimissione di Rubalcaba, e la decisione del partito di scegliere il nuovo segretario nazionale tramite votazione dei militanti. Il 28 giugno la sua candidatura è accettata con piu’ di 40mila firme. Il numero maggiore rispetto a quello degli altri 2 candidati: eduardo Madina e José aNtonio Pérez Tapias.  Il 13 luglio, vince con quasi un 50% dei voti. Pedro Sanchez è ufficialmente il nuovo segretario del partito.

La Folgorante carriera politica

Effettivamente la sua carriera è stellare. Consigliere del comune di Madrid dal 2004 al 2009, rappresentante del comune nell’assemblea general di Caja Madrid, oltre qualche piccolo lavoro come freelance.  Cerca di entrare nelle elezioni generali del 2008, ma serza riuscirci. Dal 2008 al 2013 lavora come associato per la struttura economica e storia del pensiero economico nella facoltà di scienze giuridiche e impresariali della Università Camilo José Cela.

Entra nel congresso dei diputati non per elezione ma perchè Pedo Solbes rinuncia al suo ruolo, abbandonando il suo ruolo da consigliere. Diventa in parte portavoce aggiunto nella commisione di politica territoriale e in quella di affari esteri.

PEdro SAnchez con superbandiera española
Con lo slogan “il cambio che unisce” in pieno processo indipendentista, Sanchez fece una campagna con una bandiera spagnola alle spalle gigante.

Molte elezioni senza un presidente

Pedro Sanchez é di bella presenza, é giovane, è preparato. E ha in mano un partito socialista che sta sempre peggio. Nel 2014, l’entrata di Podemos nel parlamento europeo sembrano annunciare una fuga di voti verso sinistra per le prossime elezioni politiche, cosa che il PSOE non puó permettersi.

Nelle prime elezioni del 20 dicembre 2015, il PSOE è la seconda forza politica, con solo 90 seggi. Nonostante questo il re Felipe VI lo candida come presidente del governo il 2 febbraio 2016. In 20 giorni Sanchez e Albert Rivera, leader de Ciutadans (partito populista centrista di destra), arrivano ad un accordo. Una strana alleanza, ma la volontà di Sanchez di governare e contemporaneamente salvare il partito, che continua a perdere voti, gli permette anche sopportare tutta la contraddizione.Ma non basta. Neppure nella seconda votazione ottiene i voti sufficienti per essere eletto. É il primo candidato della storia della democrazia spagnola che è stato candidato e che non ha ottenuto la fiducia.

Pedro Sanchez dopo l'accordo con Ciutadans
Pedro Sanchez dopo l’Accordo con Ciutadans. La sua faccia spiega chiaramente come si sente….

Si torna quindi a votare, il 26 giugno 2016. E il partito va a picco, ottenendo il numero minimo storico di seggi: solo 84. Ciutadans capisce che aria tira, e si allea con Mariano Rajoy. Ma anche in questo caso, non basta per il PP, come non bastava prima per il PSOE. Sanchez propone un governo alternativo al PP, con tutte le (occhio all’espressione) “Forze del cambio”. Ossia Podemos e C’s. Neppure in questo caso

Le nuove elezioni danno una batosta al PSOE, ma paradossalmente non sposta l’asse verso Podemos, sinó verso il PP. In un clima di tensione con 4 partiti che non trovano nessun modo per mettersi daccordo, si compie la tragedia dei socialisti. La crisi del PSOSE del 2016.

La morte politica

Una crisi totalmente interna al partito per ottenerne il controllo. Il detonante ? La difficoltà di decidere se formare un governo alternativo (anche con partiti indipendentisti), o se astenersi nell’ultima votazione per eleggere Mariano Rajoy, lasciando cosí governare la destra. Di colpo 17 membri della Commissione Esecutiva Federale si dimettono,  il 28 settembre 2016. Sanchez aveva appen aporpost di i convocare un Congresso e sottomettere ai militanti la decisione su questo tema scottante. Dopo la dimissione in blocco, Sanchez non ha piú sostegno e si dimette l’1 ottobre. Si forma un Gruppo Gestore che si occuperà de guidare il partito fino al prossimo congresso.

Ma chi sono questi 17 e perchè si dimettono? Sono fedeli a Susana Diaz. In realtà il PSOE era già spaccato da tempo in due grosse correnti: quelli che stavano con Sanchez, e quelli che stavano con la Diaz. Diaz, Presidente della Giunta d’Andalusia, legata a un fitto tessuto di clientelismo ha molti appoggi. Di fatti é  il delfino di uno storico barone del PSOE: Felipe Gonzalez, presidente spagnolo dal 1982 al 1996. Tutt’altro che integro, si considera sia legato al GAL (organizzazione paramilitare di estrema destra finanziata dallo stato per lottare contro ETA). Anche se no nè mai stato imputato né si è sottomesso a processo per togliere ogni dubbio, da anni è accompagnato da questi sospetti.

Susana Diaz e Sanchez
Susana Diaz e Pedro Sanchez. Si, proprio loro lottano per il vertice di un partito moribondo

Le due linee politiche sono evidentemente differenti. Mentre Diaz ha una idea di partito forte, Sanchez tende a chiedere cosa ne pensa la militanza, andando un po’ in controcorrente rispetto alla dinamica classica del PSOE, ossia del chi sta alla testa del partito dirige. Senza Sanchez tra i piedi, il PSOE ha potuto  astenendosi nella votazione per permettere al PP de Rajoy di formare governo.

La resurrezione

Morire é facile in politica, ma ritornare è complicato. Sanchez che l’ha fatta, almeno per il momento. Infatti, la Gestora, cosciente del fatto che ha potuto determinare la decisione del partito temporaneamente, ha indetto un nuovo Congresso Federale (il 39esimo) per i primi di giugno. Per fare ció, bisognava fare delle primarie per avere un segretario generale. Sanchez, instancabile, è tornato a presentarsi. Non solo, ma in realtà ha vinto con piú del 50% dei voti dei militanti.