Azione della Crida LGBTI per richiedere che non vengano archiviate le denunce per discriminazione

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Il collettivo ha denunciato in una conferenza stampa che ci sono piú di 200 casi denunciati per l’Osservatorio contro l’Omofobia se ne sono risolti solo due. Chiede pure le dimissioni del direttore dell’Area.

Circa venti attivisti di Crida LGBTI – Collettivo vincolato alla sinistra indipendentista, hanno occupato ieri mattina per una ora l’atrio della Direzione General d’Uguaglianza, al carrer sepulveda di Barcellona. L’azione semplice: spiegare bandiere LGBTI, uno striscione dove si leggeva “per la liberazione sessuale e del genero, organizzazine! Combattiamo il Ciseteropatriarcato”, attaccare alcuni fogli rivendicativi ai vetri dell’entrata. E un paio di fumogeni hanno dato un bel tocco scenico. Le attiviste hanno cantato canzone come “trans, froci e lesbiche, la stessa classe operaia” o “aprite le frontiere vogliamo piú lesbiche”.

Trascorsi alcuni minuti, sono arrivati un paio di mossos d’esquadra, che hanno chiesto i motivi della protesta, senza intervenire. Di seguito le attiviste hanno fatto una conferenza stampa e sono state ascoltare da una persona del dipartimento, Carmen Porta (attivista LGBTI, militante di ERC e legata al dipartimento di Lavoro, Affari sociali e famiglia), che ha offerto alle attiviste una riunione con i responsabili del dipartimento.

 

 

L’ingresso con i fumogeni e i fogli attacchinati alle pareti (Victor Serri)

La richiesta chiara

Nella conferenza stampa, una delle attiviste de la Crida LGBTI ha letto un documento nel quale si chiedeva alla Consellera e Direttora del dipartimento d’Uguaglianza, Mireia Mata, che licenzino il capo dell’area. Questo a favore di “una persona implicata ai nostri diritti e alla nostra libertà”. La Crida denuncia: “attualmente questo dipartimento, dche dovrebbe essere chi si occupa di garantire la sicurezza e la non discriminazione di gay, lesbiche, bisessuali e trans, sta ignorando in modo sistematico le denuncie”. Conclude “lascia senza effetto reale la legge 11 del 2014”.

Molti casi e pochi risultati

Le attiviste hanno ricordato il caso del Corte Inglés, catena di vendita spagnola, denunciata in piú casi per vendere libri nel quale si cerca di “curare l’omosessualità”.

Secondo il collettivo responsabile dell’azione, l’Osservatorio contro l’Omofobia ha presentato piú di 200 casi da quando è stata approvata la legge. Casi di discriminazione per identità di genero o per orientazione sessuale. Di questi, se ne sono tramitati solo 80, e risolti, solo 2. Quelli risolti includono una sanzione, e una misura cautelare: parliamo del bus transfobo di Hazte Oir. Gli altri casi sono stati archiviati o “non considerati”. Per la Crida LGBTI, l’amministrazione catalana è “complice di perpetuare il ciseteropatriarcato”, di mantenere “la imposizione della eterosessualità come normatività” e “la discriminazione e invisibilizzazione delle persone LGBTI”. Inoltre, per la stessa organizzazione, rafforza “la sicurezza degli aggressori, siano persone o aziende”.

Crida LGBTI esige che si cessi la responsabile, e che questa decisione sia accompagnata dalla “revisione dei 70 casi non tramitati e non sanzionati, cosí come le altre denuncie che non sono state tramitate”.