Tutto ciò che c’è da sapere sul referendum catalano

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Fonte: Vilaweb

La mattina di martedì 4 luglio è stata presentata presso il Parlament de Catalunya la legge sul referendum d’autodeterminazione della Catalogna; nella serata dello stesso giorno, personalità politiche come Puigdemont, Llach, Junqueras, Marta Rovira e Jordi Turull l’hanno illustrata in un incontro pubblico (organizzato da Junts pel sí e da entità come ANC e Omnium cultural) presso il Teatre Nacional de Catalunya, alle 19.30. Di seguito proviamo a descrivervi in sintesi la strutturazione del voto e dei suoi processi politici e giuridici e la composizione del censo elettorale.

Sono chiamate al voto le persone che hanno diritto di voto alle elezioni del Parlament de Catalunya (dunque niente immigrat*: si tratterebbe solo di chi sia già in possesso della cittadinanza spagnola) e chiunque, tra chi abbia la cittadinanza spagnola e sia residente all’estero con debita iscrizione nel Registre d’Exteriors de la Generalitat, abbia avuto la propria residenza in Catalogna subito prima di emigrare: della garanzia dello svolgimento del voto all’estero si occuperanno le Oficines de la Generalitat, undici in tutto il mondo.

La domanda (“Volete che la Catalogna sia uno Stato indipendente in forma di Repubblica?”, come abbiamo avuto modo di vedere) si redigerà in castigliano, oltre al catalano, e in occitano nella val d’Aran. Se il conteggio dei voti (dunque senza pregiudiziali di quorum) darà la vittoria dei “sì”, il Parlamento si impegna a dichiarare formalmente l’indipendenza entro due giorni, fatto salvo il tempo necessario alla risoluzione dei ricorsi di conteggio che verranno mossi. Da lì avrebbe inizio il processo costituente. In caso di vittoria dei “no”, ciò implicherebbe la convocazione immediata di nuove elezioni per la Generalitat.

In ogni caso, il referendum sarà vincolante: si dichiarerebbe comunque l’indipendenza in caso di vittoria dei “sì”, a prescindere dalla posizione dello Stato spagnolo, ad ogni modo negativa. Un atto di disobbedienza civile che ora dovrà affrontare ostruzionismi di ogni genere tanto dentro il Parlament come fuori, con l’unionismo che non starà a guardare.

La legge prevederebbe la presenza di organismi di osservazione internazionale, e, qualora dei comuni non intendessero adempiere alla garanzia logistica delle urne, la Generalitat si impegna ufficialmente a garantire il corretto svolgimento del voto.

Qui un link per il testo completo della proposta di legge, in catalano.