Carles Puigdemont “dichiara l’indipendenza”, ma chiede al parlamento di sospenderne gli effetti.

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Difficilmente ricorderemo un discorso politico così atteso e seguito. Quasi una partita di calcio, una finale dei mondiali. Probabilmente il discorso più importante della storia recente europea. Un discorso ben montato, come ci ha abituati il Presidente della Generalitat Carles Puigdemont. Ben montato, ovvero ben scritto e ben pronunciato. Ma deludente, in grado di lasciare l’amaro in bocca nelle migliaia di persone che assistevano su Pg. Lluis Companys, e che in questo momento stanno lasciando i maxischermi per tornare a casa. Il presidente Carles Puigdemont ha accettato il risultato del referendum, ma ha chiesto al parlamento di sospenderne gli effetti.

Doveva parlare alle ore 18, in un’assemblea plenaria del Parlament blindata dai Mossos d’Esquadra che hanno chiuso il Parc de la Ciutadella. Per proteggere i lavori del Parlament. Da qualcosa. All’ultimo, però, arriva la richiesta da parte del President di rinviare di un’ora. Un’ora lunghissima, in cui si rincorrono notizie – mai confermate – di possibili accordi dell’ultimo minuto, trattative nascoste, interventi di cancellerie straniere. Sulla Televisiò de Catalunya c’è chi parla di intervento dello stesso Consiglio d’Europa. Sempre nessuna conferma, ed alla fine si sono fatte le 19.

Un discorso lungo e, come detto, ben montato. Alla fine si dichiara un’indipendenza “sospesa”, in attesa di un maggior dialogo, di una mediazione. Fa pensare la giustificazione che viene data: quella della Catalogna – dice il President – non è più un problema interno allo stato spagnolo, ma un problema “europeo”, e quindi da risolversi a livello europeo.

È presto per qualsiasi considerazione. Le variabili sono talmente tante che il loro rumore nella nostra testa è più forte della voce delle solite figurine dell’opposizione. Mentre scriviamo, sta parlando Rabell, di Catalunya Si Que Es Pot. Vi lasciamo immaginare. Se questa sia un’abile mossa volta spostare il piano della discussione in Europa, o se abbiano ragione quelli di “Arrán” a definire Puigdemont un “traidor”, lo potremo dire nei prossimi giorni, magari capendo cosa sia successo in quell’ora. Per ora, restiamo con lo spettro di Tsipras, dell’oki greco e della fine che fa la sovranità popolare nell’Unione Europea. Per ora restiamo con la consapevolezza che il sacrificio di chi ha difeso i seggi è stato vano. Una consapevolezza amara, amara come il vedere il leader del centro-destra catalano a far da copertina di Barnaut.

Per ora, la Repubblica, non c’è.

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