Diumenge, Sagnant Diumenge

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(foto: i giovani nordafricani aggrediti in carrer del Portal Nou, dal Twitter del giornalista Jordi Borràs)

Stando alla stampa italiana, sembra che ieri si sia messa a passeggiare per Barcellona quella che anche qui le destre unioniste stanno definendo la “maggioranza silenziosa” della popolazione. Alla manifestazione convocata dall’organizzazione Societat Civil Catalana, che dietro l’apparenza di una piattaforma civica per l’unità della Catalogna con lo Stato spagnolo nasconde legami a doppio filo con l’estrema destra, come si è visto ad esempio in alcune sue uscite in pubblico, come i presidi alla UAB protetti militarmente da noti personaggi dell’area, personaggi poi assurti agli onori delle cronache per aggressioni e pestaggi.

Alla manifestazione di ieri, effettivamente, le centinaia di migliaia di presenti (950mila secondo l’organizzazione, 300mila per la Guàrdia Urbana) erano di provenienza variata: si andava da tutto il variegato panorama dell’estrema destra spagnola – da Democracia Nacional alle tre eredi della Falange (l’eponima, Falange-JONS e Falange Auténtica) alla formazione di estrema destra ultracattolica Vox – ai due principali partiti di governo, PP e Ciutadans, fino al loro alleato di centrosinistra, il PSC-PSOE.

Si sono viste aquile franchiste e saluti a braccio teso di vario genere. Due dei partecipanti nell’ultimo video linkato, inoltre, si sono in seguito resi protagonisti di un’aggressione a carattere razzista su un treno della linea 2 della metropolitana della città.

Un’altra aggressione razzista (per segnalare le quali entità come Unitat Contra el Feixisme i el Racisme avevano lanciato nelle reti sociali l’hashtag #AlertaUltra) si è prodotta a carrer del Portal Nou, in pieno Born, dove a essere aggrediti sono stati due ragazzini nordafricani. E non finisce qui: è toccato anche a un fotografo di essere aggredito a pugni e calci da una folla considerevole, per essere stato scambiato per un giornalista dell’emittente catalana TV3. Una vera giornalista di TV3, invece, è stata accolta con insulti misogini e maschilisti e ha rischiato di subire a propria volta un colpo con un’asta di una bandiera, da parte di un giovane uomo. Neanche i Mossos d’esquadra sono stati esentati dalla rabbia dei manifestanti, che li hanno più volte insultati e attaccati accusandoli di appoggiare l’indipendentismo catalano.

In poche parole, ieri per Barcellona si è manifestata la flor y nata dell’unionismo: le fogne dello Stato si sono aperte per riversare sulla città i loro soliti rifiuti, in forme che ben conosciamo. Nel mentre, molta parte della stampa spagnola e internazionale – con lodevoli eccezioni come il Daily Mail o RT – si è soffermata sull’intervento che nella concentrazione centrale della giornata ha tenuto Mario Vargas Llosa, premio Nobel per la letteratura nel 2010. Vargas Llosa ha contrapposto retoricamente alla mobilitazione di massa che si è vista in azione a Barcellona in questi giorni, per il diritto al voto nel referendum del 1° ottobre e contro la repressione spagnola nello sciopero di due giorni dopo, altri generi di mobilitazione da lui considerati evidentemente più degni, come “contro la povertà o la disoccupazione”. Curioso, dati i suoi ripetuti appoggi politici a candidati e governi della destra fondomonetarista lungo tutta l’America Latina. Ma d’altronde, da uno dei firmatari per il “Manifesto per la lingua comune” del 2008 che proponeva espressamente di togliere alla lingua catalana molte delle tutele legali che questa aveva potuto conquistare dalla fine del regime franchista, non ci si poteva aspettare granché di diverso.