Elezioni si, 155 si, elezioni no? Il gioco delle tre carte di Puigdemont

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Il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, dopo aver sciolto le camere e annunciato prossime elezioni autonomiche ferma tutto in attesa di chiarire la situazione.

Questa mattina è arrivata una doccia fredda per tutti gli indipendentisti che aspettavano in questi giorni la dichiarazione di indipendenza in maniera definitiva. Dopo le riunioni maratoniane di ieri sera e di oggi pomeriggio, tra il presidente della Generalitat e i suoi Conseller, si era arrivata alla decisione finale: Convocare le elezioni regionali per impedire l’applicazione dell’articolo 155.

Se venissero convocate oggi stesso, la votazione sarebbe un curioso mercoledi 20 dicembre. Questa decisione veniva in contro alla proposta e alla negoziazione dell’area socialista (PSC), il quale affermava che con une elezioni si fermerebbe l’applicazione del 155. Anche se poco probabile, il governo sembrava deciso a percorrere questa strada, con la intenzione chiara di non perdere l’autonomia della regione catalana. Infatti, nella proposta del governo di Rajoy sulla applicazione dell’art.155 della costituzione venivano toccati tutti i frangenti: educazione, sanità, governo e anche informazione (con le minacce di commissariamento di TV3 e CatalunyaRadio, televisione e radio pubbliche catalane). Una scelta che arrivava poche ore prima di una sessione plenaria in cui giustamente il parlamento catalano doveva decidere che risposta dare alle misure annunciate sabato scorso dal governo Rajoy.

Una doccia fredda

Una decisione che pochi si aspettavano, proprio mentre gli studenti sfilavano per le strade per dare sostegno alla Repubblica e ai prigioneri politici Jordi Sanchez e Jordi Cuixart (della ANC e di Omnium Culturale, organizzazioni indipendentiste della società civile). Jordi Cuminal e Albert Batalla, due diputati del PDeCat, hanno anche rassegnato le dimissioni per una decisione che non condividevano assolutamente.

Nel mentre, il PP ha lasciato chiaro, proprio poco dopo essere informati della convocatoria di elezioni, che pensavano continuare con i tramiti per l’approvazione delle misure incluse nell’articolo 155 della costituzione. Dopo una riunione della ponenza del senato si sono rifiutate le modifiche della Generalitat e il vice segretario generale del PP, Javier Arena, ha affermato che il senato “deve reinstituire la legalità costituzionale e statutaria”.

Un criterio che il leader del PP catalano, Xavier Garcia Albiol, e il portavoce del PP al senato, Jose Manuel Barreriro, condividevano. Mentre si aspettano le dichiarazioni di Puigdemont, il PP ripete che “la tramitazione prosegue al senato, e bisogna ristabilire la legalità in Catalogna”.

L’effetto sorpresa

E a questo punto arriva un giro importante. Puigdemont non si presenta a fare le dichiarazioni per spiegare la sua decisione. Prima un cambio di orario e poi vengono annullate. Si aggiungono informazioni importanti: Non è stata firmata la convocatoria di elezioni, quindi, alla pratica, non sono state convocate.

L’argomento del PSC-PSOE di blocco del 155 a cambio di elezioni crolla e lascia chiaro le intenzioni finali dello stato spagnolo e soprattutto del PP. Centralizzare il territorio catalano, indipendentemente da quello che succede.

Tutto si sposta a questo pomeriggio, con rumori ancora possibili per vedere come prosegue la partita. Se si applicherà il 155 ci sarà la dichiarazione di indipendenza, se invece si bloccherà probabilmente ci saranno elezioni. Ma la cosa non è assolutamente chiara, in una situazione cosí confusa e con una rapida evoluzione.