La Catalogna dichiara l’indipendenza. È nata la Repubblica Catalana.

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Difficile esprimere le emozioni di questo momento. Si dice spesso, flirtando con una poetica decadente da cantautorato, che “le parole non bastano”. Ma forse qui possiamo uscire da ogni retorica, e consci del fatto che tanti giri di parole non saprebbero aggiungere nulla, ci arrendiamo alla fredda semplicità delle espressioni giornalistiche, nonostante le dita continuino a tremare: il Parlamento Catalano ha proclamato la Repubblica. La Catalogna è uno stato indipendente.

Dal voto del primo ottobre, in cui milioni di persone hanno sfidato l’ignobile repressione fascista dello Stato Spagnolo per andare a votare e consegnare un mandato solido, chiaro ed inequivocabile alle istituzioni catalane, la via del dialogo scelta dal presidente della Generalitat catalana Carles Puigdemont ha finito per raccogliere solo minacce, da parte di un governo spagnolo la cui qualifica è altrettanto inequivocabile: fascista, senza possibilità di distinguo alcuno. Fascista, come l’idea che la volontà popolare si possa cancellare a colpi di manganello, fascista come il progetto di voler sopprimere un’istituzione secolare come la Generalitat, cancellando l’autogoverno e l’identità delle catalane e dei catalani. Fascista, come Pablo Casado (deputato PP), che minacciava Puigdemont di fargli fare la stessa fine del Presidente Companys, fucilato dai franchisti. Fascista come Albiol, ma soprattutto come Albert Rivera, al quale né il trapianto di capelli, né i vestiti firmati hanno tolto quell’odore acre di uova marce, che tanto stona con la pretesa di vendere il suo partito, CiutadanOs, come un partito liberal-democratico. Un bel vestito ed un logo accattivante non bastano: se pretendi di illegalizzare tutti i partiti indipendentisti, e la volontà della maggioranza dei catalani, altro non sei che un fascista. Fascista tu, e la stampa spagnola, complice di una campagna di disinformazione e criminalizzazione che non hanno eguali nella storia recente europea. Fascista come il Re, al potere grazie ai fascisti.

Questi personaggi, il loro sistema di potere corrotto e decadente, la loro stupidità ed arroganza ciecamente devota ad un nazionalismo insensato, hanno scavato un solco incolmabile con la società catalana, ed ora ne affronteranno le conseguenze. In queste ore le sirene della Policia Nacional si fanno sentire per Barcellona, ed il governo spagnolo promette che la “legalità” sarà ripristinata entro questa sera, facendoci timidamente sospettare che abbiano deciso di costituirsi. Proclami, perché la realtà è ben diversa.

La linea rossa è stata superata, il punto di non ritorno è ormai ben lontano. In molte e molti si affannano nel dibattere su che fine farà una Catalogna indipendente, spesso delineando scenari apocalittici di fame e povertà. Ma gli sfugge una domanda. A questo punto, toccherebbe chiedersi cosa serva per far tornare la Catalogna all’interno dello Stato Spagnolo. La linea rossa è superata, e solo un intervento della forza può ristabilire quello che il governo si ostina ancora a definire “legalità”. Serve una guerra, serve l’intervento militare di uno stato ex-colonialista contro una popolazione disarmata. Bisogna che un’altra linea rossa venga superata, quella che porta a rompere quel mantra europeista secondo cui l’UE ha portato “70 anni di pace in Europa”. Bisogna portare la guerra all’interno dei confini dell’Unione.

E se ancora non sappiamo se avranno il coraggio di farlo, sappiamo bene da che parte stare. Faremo del nostro meglio, difenderemo la Repubblica con le stesse armi che l’hanno fatta nascere, la pace e la solidarietà tra cittadine e cittadini. E mentre ci avviamo a seguire le prossime ore di mobilitazione, tradiamo un certo piacere nel salutarvi da qui, Barcellona, Repubblica Catalana.