La Spagna mette in carcere il governo catalano. Mandato di cattura internazionale per il Presidente Puigdemont.

0
444

Tradotto da NaciòDigital.cat.

Detenzione incondizionata (senza cauzione) per i ministri del Governo della Generalitat catalana. L’Audiencia Nacional spagnola ha ordinato questa misura cautelare per i membri dell’esecutivo catalano che questo giovedì sono apparsi davanti al giudice istruttore Carmen Lamela per rispondere dei reati di sedizione, ribellione e malversazione per la dichiarazione di indipendenza del Parlamento catalano (dello scorso venerdì 27 ottobre, NDT). Ancora non si sa in quale carcere verranno inviati.

Il magistrato ha menzionato la possibilità di reiterazione del reato, rischio di fuga e distruzione di prove a suffragio della sua decisione di ordinare l’ingresso in carcere. Carmen Lamela si avvale quindi di tutti e tre gli argomenti che la legge spagnola concede per decretare la detenzione preventiva. L’informativa del giudice, di diciannove pagine, ricorda il potere acquisitivo e la possibilità di fuga dei querelati per stabilire le misure cautelari. “Gli investigati hanno mosso i fili della strategia di tutto il movimento “secessionista”, in modo efferatamente organizzato e con divisione dei ruoli”, sostiene il magistrato.

“Nel corso della giornata l’esito si era già reso prevedibile. Faccio un appello alla calma affinché non ci siano episodi violenti. Chiedo che questa continui ad essere la rivolta dei sorrisi”, ha dichiarato l’avvocato del presidente Puigdemont, Jaume Alonso Cuevillas, incaricato della difesa dei tutti i ministri del PDECat. “ È un giorno molto triste per la democrazia”, assicura nella sua nota.

Una risoluzione già preparata.

A sua volta, l’avvocato di Junqueras e dei consiglieri di ERC, Andrea Van den Eynde, ha riconosciuto che “se ne va con una sensazione molto triste”. “Gente a cui si può parlare solo di pace sono stati imprigionati per reagire ad atti di violenza a cui non potevano partecipare e che non potevano tollerare” ha affermato, lamentando che “la sentenza non fa riferimento a nulla di cui si era parlato questa mattina” e non è stato permesso aggiornare l’udienza, come ha deciso il Tribunale Supremo con i capigruppo del Parlamento. Il legale ha inoltre criticato che non si è tenuto in conto che alcuni degli accusati abbiano “figli piccoli a carico e persone dipendenti”, e che “tutte le questioni umanitarie sono state totalmente ignorate”. Così, ha concluso di avere la sensazione che “la sentenza era già preparata e premeditata”.
I ministri Oriol Junqueras (titolare del dicastero dell’Economia e vicepresidente del governo catalano), JordiTurull (sottosegretario alla presidenza), Raül Romeva (Esteri), Josep Rull (Territorio), Joaquim Forn (Interni), Carles Mundó (Giustizia) e Dolors Bassa (Lavoro), così come Meritxell Borras (Governance), hanno fatto brevi apparizioni di cinque minuti ed hanno risposto solo tramite avvocati. A fare eccezione, l’ex-ministro Santi Vila, che ha risposto a tutte le domande per 45 minuti.

Il giudice ha dunque accettato la richiesta della Procura di reclusione senza cauzione per Junqueras e sette consiglieri in più. Nel caso di Vila, la cauzione è stata invece fissata a 50.000 euro, e resterà detenuto fino al pagamento della cifra.

La Procura chiede anche la detenzione di Puigdemont in Belgio.

Non si è presentato a Madrid per dichiarare il presidente della Generalitat, Carles Puigdemont, rimasto in Belgio con i ministri Comín, Serret, Pondantí e Lluís Puig. Per tutti arriva l’ordine internazionale d’arresto, previsto in caso di assenza all’udienza, e nonostante abbiano richiesto di poter dichiarare in videoconferenza dal Bruxelles. La Procura aveva già chiesto la detenzione di Puigdemont e dei consiglieri questo pomeriggio.

Il resto dei membri del governo, ed i capigruppo indipendentisti del Parlamento Catalano sono invece andati a Madrid per dichiarare all’’Audiencia Nacional ed al Tribunale Supremo, rispettivamente. Le accuse sono le stesse: ribellione, sedizione e malversazione, delitti che possono comportare pene fino a 30 anni di prigione. Il motivo? I due anni di legislatura in cui hanno promosso e dibattuto misure per la celebrazione del referendum del 1 Ottobre, insieme alla conseguente dichiarazione di indipendenza dello scorso 27 Ottobre.

Il Tribunale Supremo ha sospeso la dichiarazione dei Capigruppo indipendentisti e l’ha aggiornata fino al prossimo 9 Novembre. Sono comparsi al tribunale guidati da Carme Forcadell, presidente del Parlamento, affermando di voler difendere l’idea secondo cui “portare il dibattito della strada in Parlamento” non può essere reato. All’uscita, la Forcadell ed il resto dei dirigenti parlamentari hanno ricevuto l’appoggio di deputati e leader dei partiti catalanisti. La Forcadell se ne è andata con l’auto che la attendeva, mentre il resto dei capigruppo in taxi. Dormiranno a Barcellona.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here