Lo sciopero generale dell 8 novembre paralizza le strade della Catalogna

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Lo sciopero generale di questo mercoledì in Catalogna è riuscito a bloccare decine di strade, ma ha tenuto meno esito nei centri di lavoro, dove la partecipazione è stata scarsa. Il taglio decisivo di arterie come l’autostrada in prossimità del confine con la Francia o dell’AVE a Girona ha contrastato con l’attività praticamente normale in grandi centri come Mercabarna o la centrale della Seat.

Le proteste, così come lo sciopero generale, non sono state convocate dai sindacati maggioritari, CCOO e UGT, ma da sindacati minoritari come Intersindical-CSC, la IAC o alcune federazioni della CGT. Queste entità hanno convocato lo sciopero e soprattutto le mobilizzazioni per rendere visibie il rifiuto sociale agli imprigionamenti preventivi dei consiglieri e dei leaders di ANC e Òmnium.

Sin dalle prime ore si sono creati rallentamenti lungo le strade dovuti al quasi medio centinaio di tagli in vari punti, come informa il Servei Català de Trànsit. Mentre la mattinata andava avanzando, i Comités de Defensa de la República (CDR), coordinatori della maggior parte delle azioni, hanno chiamato i manifestanti a concentrarsi nei punti cruciali di accesso ed uscita dalla Catalogna.

In questo modo, centinaia di persone hanno mantenuto bloccata la AP7 in entrambi i sensi di percorrenza vicino al territorio francese. Altre connessioni interrotte con il paese confinante sono la N-!%” all’altezza di Puigcerdà e la circolazione dell AVE, paralizzata dall’occupazione da parte di attivisti della stazione di Girona. Nella stazione di Sants una manifestazione di studenti ha occupato vari binari dell’AVE.

I CDR hanno inoltre fatto appello a concentrarsi nella A2 a LLeida, nella AP7 nella zona dell’Ebro e nella N-145 alla Seu d’Ergell, la strada che connette con Andorra. Hanno denominato queste azioni “operazione frontiere”.

AP7 cortada a la altura de Figueres, cerca de la frontera con Francia
AP7 cortada a la altura de Figueres, cerca de la frontera con Francia

Al mezzogiorno, una concentrazione ha riempito la piazza Sant Jaume per chiedere che si mettano in libertà i consiglieri e ordi Sànchez e Jordi Cuixart. L’azione era convocata dall ANC e Òmnium,  che senza convocare apertamente uno sciopero generale avevano chiesto negli ultimi giorni che la gente si sommasse ad un “paro de país” e che protestassero di fronte ai comuni.

Nonostante tutto, il rifiuto allo sciopero dei grandi sindacati ha provocato una scarsa partecipazione nelle grandi industrie. Il complesso della Seat a Martorell (Barcellona), il maggior centro lavorativo della Catalogna, ha operato con nomralità, così come Mercabarna, il principale mercato all’ingrosso di Barcellona.

Il governo ha tacciato di “residuale” e “minima” la partecipazione allo sciopero. Per la prima volta in un sciopero in Catalogna, è stato un rappresentante del governo centrale, Juan Antonio Puigserver, segretario tecnico generale del ministero degli Interni, che ha assunto la comunicazione delle incidenze.

Puigserver ha assicurato che i servizi minimi si stanno coprendo con “assoluta normalità” e che il settore con più incidenza è quello dell’educazione, dove secondo i dati vi sarebbe stato un 31,5% di adesione del corpo docente alla mobilitazione. L’USTEC infatti, il sindacato maggioritario nel settore dell’insegnamento, si era unito allo sciopero.

Un comercio del centro de Barcelona abre sus puertas pese a la huelga
Un comercio del centro de Barcelona abre sus puertas pese a la huelga ©SANDRA LÁZARO

I Mossos aprono alcuni tagli al traffico

I Mossos d’Esquadra hanno ritirato scioperanti da alcuni punti che erano bloccati, come la Ronda de Dalt ed alcune arterie viarie di barcellona, come quella di Plaza Cerdà o davanti alla Estació del Nord, come ha mostrato in video il Comité de Defensa del Referéndum del quartiere dell Eixample.

Le principali arterie catalane le hanno tagliate picchetti, per la maggioranza di Comités de Defensa de la República (CDR). La lista delle vie è stata larga perché molti dei tagli sono stati intermittenti: inizialmente stabiliti in un punto chilometrico e successivamente in un altro. I picchetti hanno bloccato le strade che comunicano la Catalogna con altre autonomie e con la frontiera francese e andorrana, così come il cinturone industriale di Barcellona e gli accessi alla capitale.

Fra le vie principalemente coinvolte c’è l’autostrada AP-7 nella zona nord vicino alla frontiera francese, a Vilafant e Figueres (Girona); in questo punto decine di persone hanno bloccato il transito in entrambi i sensi di percorrenza di quello che è il principale accesso alla Francia, provocando code chilometri di camion.

Non lontano da Barcellona, si sono prodotte interruzioni intermittenti su diverse strade intorno al nodo del Llobregat, sulla B-20. Sulle linee di Cercanías la stessa Generalitat ha informato di “conseguenze importanti” su tutto il servizio. come minimo i picchetti hanno invaso le vie dell R1 nel Maresme e della R4 a Manresa e a Vic. Ci sono state interruzioni anche nella R2 e R3. Nei Ferrocarriles della Generalitat, la linea del Vallès non ha funzionato tra Valldoreix e Mira-sol e Volpelleres per la presenza di scioperanti sui binari nella stazione di Sant Cugat.

Concentració a la Plaça de la Catedral. Vaga General 8N
La huelga en Catalunya llena la plaza de la Catedral y sus inmediaciones ©SANDRA LÁZARO

Migliaia di persone nella Avenida de la Catedral

Una vasta folla riempiva la Avenida de la Catedral di Barcellona, ​​con lo slogan “libertà per i prigionieri politici” durante la protesta indetta dal Taula per la democrazia, un’organizzazione che ha più di 40 associazioni civiche e sociali tra i quali il Assemblea Nazionale della Catalogna (ANC) e Omnium culturale.

Camil Ros, leader di UGT in Catalogna, durante il suo intervento è stato fortemente contestato:”Sarebbe stato facile nascondere la testa” ha affermato ai primi fischi. Per i manifestanti era un modo automatico per protestare contro la decisione del sindacato di non sostenere la giornata di sciopero. “ci vogliono dividere come popolo, ma sono piú le cose che ci uniscono di quelle che ci dividono”, ha detto il leader sindacale, mentre i manifestanti gridavano “sciopero generale”.

Un altro degli interventi è stato fatto dal portavoce culturale Omnium, Marcel Mauri, che ha richiesto allo Stato di cessare l’applicazione dell’articolo 155 e la “repressione” contro il processo di indipendenza catalano.

Mauri ha ringraziato i sindacati che hanno sostenuto lo sciopero. “Alcuni hanno detto che oggi non è stata una giornata di sciopero, ma chi decide sono i cittadini”, ha concluso tra gli applausi.