I PARTITI DEL PARLAMENT – Ciutadans (C’s)

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Con l’occasione delle elezioni catalane del 21 dicembre, BarnAut vi propone una sezione di approfondimento, con dei rapidi profili, sui partiti che compongono il Parlament dissolto e che, verosimilmente, formeranno il prossimo.

In questo episodio parleremo di Ciutadans (C’s).

Il partito arancione è passato in pochi anni da tre seggi al Parlament de Catalunya a essere la forza più votata: cerchiamo di riassumere brevemente il percorso che ha condotto questa formazione dalla presentazione del suo manifesto nel 2005 alla candidatura di Inés Arrimadas di questo 21D.

Storia breve di Ciutadans

Il 7 giugno del 2005 si presentò a Barcellona un manifesto intitolato “Per la creazione di un nuovo partito politico in Catalogna” nel quale i firmanti si compromettevano a promuovere la costituzione di una nuova forza politica di ambito catalano.

Dopo la presentazione del manifesto al Centre de Cultura Contemporània di Barcellona, il 21 giugno 2005, Ciutadans si andò estendendo in Catalogna e il manifesto venne presentato anche a Bilbao e a Madrid. Mesi dopo, passando per l’atto di fondazione del partito nel marzo 2006, si arrivò al congresso di Bellaterra, celebrato l’8 luglio 2006, nel quale si arrivò a definire l’organizzazione e la struttura interna del movimento, se ne elessero i rappresentanti e si approvò il corpo ideologico che definisce il partito, l’ambito di azione ed il nome con il quale si sarebbero presentati alle elezioni del parlamento catalano del novembre dello stesso anno. In tale congresso venne inoltre eletto come presidente del partito Albert Rivera, un avvocato di allora 26 anni, e come segretario generale Antonio Robles, che avrebbe successivamente abbandonato il seggio da lui conquistato per Ciutadans per spostarsi nelle file di  Unión, Progreso y Democracia.

Organi Centrali

Il partito ha tre organi centrali di direzione, rappresentazione e garanzia: il Comitè Esecutivo, il Consiglio Generale e la Commissione di Garanzia.

Il primo si compone di soltanto quindici membri, fra i quali il presidente ed il segretario generale, mentre è il Consiglio Generale il massimo organo rappresentativo del partito: ne fanno parte i membri del Comitè, 35 membri scelti in liste aperte nel congresso del partito e fino a 25 rappresentanti dei gruppi territoriali. Questo è l’organo cui corrisponde supervisionare l’attività del Comitè e determinare le linee politiche da seguire. La Commissione di garanzia infine, formata da nove membri, si incarica di vegliare sul compimento degli statuti ed il resto della normativa interna, così come sul rispetto per i diritti democratici dei militanti.

Oltre che attraverso questi organi, i militanti del partito si organizzano inoltre tramite gruppi territoriali, gruppi settoriali e digitali: le “agrupacions territorials” integrano affiliati di una medesima zona geografica come quartieri, municipi o addirittura comunità autonome; le “agrupacions sectorials” riuniscono invece affiliati appartenenti ad uno stesso settore professionale o con uno stesso interesse, come le “sectorials” di educazione, sanità o giustizia; la “agrupació Digital” infine è la via di partecipazione degli affiliati che per situazione o localizzazione non possono collaborare attivamente e che quindi possono prendere parte soltanto digitalmente alla militanza.

 

Posizioni politiche e orientamento generale

Le linee essenziali approvate al congresso fondazionale si basano sul rifiuto del catalanismo e sulla difesa delle libertà individuali, l’uguaglianza fra cittadini e il bilinguismo (in Catalogna).

Spesso è stato qualificato di partito spagnolista e anticatalanista e, per quanto negli statuti di fondazione del partito si autodefinisca come di centro sinistra, la maggioranza dei discorsi del partito rimandano a sfere di identitarismo e nazionalismo. Il discorso socioeconomico è infatti abbastanza marginale nelle dichiarazioni e nelle iniziative legislative della formazione. Si aggiunge l’attuale inesistenza di azione di governo a complicare la definizione della visione economica di Ciutadans.

I punti principali dell’ideologia del partito arancione possono essere riassunti nei seguenti:

Cittadinanza: i territori non hanno diritti, li hanno soltanto le persone. Nell’aprile del 2013 tuttavia proposero di ritirare la tessera sanitaria agli immigrati in condizione irregolare, argomentando che “in momenti di scarsità di risorse bisognerebbe essere cauti sul uso che se ne fa

Laicismo: inteso come neutralità dell’amministrazione pubblica sia in aspetti religiosi come identitari e difesa dei valori democratici. I sentimenti e le identità (nazionali, regionali, religiose..) sono rispettabili come attività private, però non si può permettere che si impongano sui diritti pubblici degli individui. Nell’aprile del 2013, Ciutadans propose una modifica legale per proibire l’uso del burqua sia in edifici pubblici che per strada.

Bilinguismo: ciutadans considera che il concetto di “lingua propria” sia un concetto nazionalista, visto che in Catalogna ci sono tre lingua ufficiali usate indistintamente dei suoi cittadini.

Costituzionalismo: la formazione arancione si pone a difesa della costituzione spagnola con il supposto fine di mantenere la sovranità per il congiunto della cittadinanza spagnola e non soltanto per le comunità autonome.

Sistema fiscale: ciutadans si è mostrato contrario a qualunque aumento di imposte aggrappandosi sempre al dogma liberale. Ha così votato contro la creazione di una tassa sui depositi bancari e contro l’aumento delle tasse di successione. Ha votato contro l’approvazione di un’imposta sulle emissioni di gas inquinanti, così come un aumento della tassazione sugli operatori di internet.

Ciutadans si oppose inoltre allo Statuto di autonomia di Catalogna del 2006, che venne approvato con referendum il 18 giugno 2006, visto che ripudia le politiche identitarie di cui, a loro avviso, lo statuto è costellato e che si oppongono al concetto di “diritti storici”, che vedono come una scusa per promuovere politiche asimmetriche fra differenti territori.

Durante l’assemblea generale svolta nel febbraio di quest anno il partito si è definito costituzionalista, progressista e democratico, cassando i riferimenti alla socialdemocrazia e all’origine catalana del partito, che fino al gennaio erano presenti nei documenti del partito.