AAA Movimento sociale cercasi

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Cosa resta finite le feste del movimento nel territorio catalano?

Ora che il Natale è passato, ora che i re magi hanno concluso la loro cavalcata (con le polemiche sui tentativi di attualizzare una tradizione con valori antisessisti e antirazzisti a Vallecas o València) siamo già tornati ai dibattiti di investitura del presidente, alle repubbliche non materializzate e alla repressione nelle alte cariche della politica catalana. Il tutto in una parvenza di simil-normalità che non riesco troppo a digerire. Tutto ció mi lascia  in bocca uno strano gusto che allappa e che mi lascia inquieto. Una combinazione di nausea, resaca, malinconia e spossatezza.

Sono stati mesi sicuramente elettrizzanti, euforici, emozionanti. Ci hanno (di)mostrato  come dal basso molte cose si possono ottenere: l’autorganizzazione di un referendum proibito e la conseguente resistenza per permetterlo, una continua mobilizzazione, una solidarietà assordante per i prigionieri politici.  Abbiamo anche visto continui attacchi fascisti: da parte dello stato spagnolo, dalle squadracce spagnoliste, dai media unionisti che falsificavano dati per accusare la società catalana. E pian piano cadevano le maschere di chi sostiene nella si riempie la bocca di cambio sociale ma sostiene il regime. Con le accuse di “svegliare il fascismo“, da bravi conniventi, la sinistra spiegava al mondo intero quanto fascista era lo stato spagnolo, e che, in realtà, non voleva cambiarlo, ma solo “ringiovanirlo”.

AAA. Repubblicani cercasi

Durante queste vacanze di Natale, parlavo come sempre di politica con un amico di famiglia. Mi ha fatto una domanda secca: “ma in Spagna, esiste un movimento repubblicano? O un partito che vuole una repubblica?” La risposta, quasi scontata. “Gli unici che parlano chiaramente di repubblica e cercano di farne una sono gli indipendentisti, catalani o baschi, o anche castellani e galleghi”. Il silenzio e la sua espressione si stupore sono stati la conclusione del dibattito.

Per chi ha profondi valori antifascisti e repubblicani, la mancanza di un movimento repubblicano spagnolo nel 2018 è qualcosa di sorprendente. E ancora piú sorprendente é la presa di posizione di chi si dichiara di sinistra e antifascista e poi si posiziona dalla parte del mondo vecchio che stenta a morire. Lo sappiamo, ne siamo coscienti, succede sempre e non è un processo semplice rompere con i proprio paradigmi precostituiti, ma la cosa non lascia indifferenti.

Nuovo ciclo o giorno della marmotta?

Siamo sicuramente in una nuova fase del ciclo politico, non solo istituzionale ma anche “popolare” di movimento. Con un flashback simile al giorno della marmotta, riprendono le lotte per la casa, contro la repressione degli studenti, contro l’aumento dei prezzi del trasporto pubblico, contro le banche, per la municipalizzazione dell’acqua, per rompere l’oligopolio sull’energia elettrica, contro i cie e le politiche razziste su rifugiati e  migranti.

Sono forse deboli ora, per la spossatezza di questi mesi, ma riprendono in qualche modo a farsi sentire. Ma manca sicuramente un elemento importante: non solo un forte movimento repubblicano, ma anche una coordinazione o direzione  tra le diverse anime del movimento.   Nell’epoca delle fake news, della delegazione ad eternum al nuovo partito di sinistra, quello che piú mi spaventa è proprio la mancanza di una organizzazione dal basso. E ogni piccolo sintoma di rallentamento o confusione lo vivo con terrore, considerando che lasciano spazio di manovra a chi non vuole che il popolo abbia in mano le redini del potere, che decida, che partecipi e che si costruisca assieme.